SCIENZA E SAPERE UMANISTICO: IL DIALOGO CHE SERVE PER IL PROGRESSO DELL’UMANITÀ

Intervista a Mons. Vincenzo Paglia, Presidente Pontificia Accademia per la Vita

Mons. Paglia, iniziamo proprio dalla “velocità del cambiamento”. Cosa significa per lei? E qual è il cambiamento maggiore degli ultimi anni, quello che secondo lei ha modificato la nostra società, economia, cultura?

“Scienza e tecnologia: è questa unione che incide in profondità sulla nostra vita, nella vita di tutti i giorni. Viviamo in una società tecnologica e basta girare per le strade per verificare come la tecnologia che abbiamo in tasca, gli smartphone non solo cambiano l’approccio con la realtà ma, nel caso dei più giovani, modificano il modo di intendere e vivere le relazioni. Con effetti cognitivi importanti, come certificano i neuroscienziati più attenti alla complessità del reale. La domanda che ci riguarda è se sia tutto positivo. Quando si incide così tanto sulle relazioni tra le persone, allora vuol dire che anche la società nel suo complesso sta cambiando. Non sempre in meglio. A mio avviso lo sviluppo scientifico e tecnologico è certamente positivo. Ma va accompagnato da una riflessione etica sul senso di quello che facciamo. E non dimentichiamo un altro aspetto fondamentale: il procedere della scienza e della tecnologia va incrociato con il sapere umanistico, perché soltanto il dialogo tra le discipline ci fornisce una visione umana a tutto tondo.”

Lo sviluppo sempre più rapido dell’intelligenza artificiale, come gestirlo, i vantaggi e i pericoli che questo comporta sono temi di fronte ai quali non si può restare indifferenti. Lei parla di algoritmo della vita, un accostamento di due entità agli antipodi, l’uomo da una parte e le macchine dall’altro. Cosa vuole trasmettere invece con questa terminologia?

“Proprio lo sviluppo dell’intelligenza artificiale ci mostra l’importanza di una riflessione sul sapere e sulle tecnologie. Parlo a questo proposito, e Papa Francesco ha aperto la strada, di ‘algoretica’. La dimensione essenziale dell’intelligenza artificiale, il fatto di venire costruita in base ad algoritmi a loro volta basati su grandi quantità di dati, deve farci comprendere che, per quanto sofisticato, siamo di fronte a un prodotto umano. E gli algoritmi vanno pensati, ideati, sviluppati, secondo un approccio etico per evitare discriminazioni, profilazioni, divisioni del nostro mondo in base a giudizi e pregiudizi culturali, economici o quant’altro. Parlo di ‘algoritmo della vita’ perché la tecnologia ha grande impatto sull’esistenza di ognuno di noi. Ma deve aiutarci a costruire un mondo migliore. Se usiamo l’intelligenza artificiale per strumenti diagnostici e chirurgici di altissima precisione e per diagnosi accurate, siamo su una strada di miglioramento, a patto che tutti possano accedere. Se la usiamo per costruire armamenti e ordigni comandati a distanza, capaci di uccidere sempre di più e ‘meglio’ allora siamo sulla strada dell’imbarbarimento tecnologico. Spetta ai politici decidere, ma spetta a tutti noi dire cosa vogliamo.”

Se i governi nazionali devono affrontare il tema dal punto di vista normativo, cercando di regolare qualcosa che esula i confini fisici degli stati tradizionali, la Chiesa è chiamata a rispondere a un bisogno crescente di una direzione spirituale per orientarsi tra dati e informazioni sempre nuovi. Le persone sono disorientate? Hanno bisogno di nuovi riferimenti?

“La rapidità dei cambiamenti certo non lascia indifferente nessuno di noi. E certo molte persone sono disorientate o comunque hanno bisogno di una Parola che indichi la strada. La Chiesa ha questa Parola e la propone al mondo di oggi. Papa Francesco è stato il primo a dire che la formazione superiore nelle Università e Facoltà Cattoliche deve seguire percorsi interdisciplinari e multi-disciplinari. Perché il Vangelo ha qualcosa da dire alle donne e agli uomini del nostro tempo. Anche per questo, se permette una digressione, ho da poco pubblicato con le Edizioni San Paolo un altro libro, di tutt’altro genere rispetto a ‘L’Algoritmo della Vita’. Si intitola ‘Destinati alla Vita’ ed è una riflessione sul senso dell’esistenza a partire da una prospettiva cristiana. Ogni domenica dopo la lettura del Vangelo, recitiamo tutti insieme la preghiera del Credo, che termina con le parole: ‘Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà’. È una frase semplice, ma di estrema profondità. La recitiamo, ma ci crediamo? Per noi cristiani, la realtà di questo mondo non è tutto. La realtà ultima è la promessa di Cristo di una vita oltre e dopo la morte del corpo. Ecco la direzione spirituale che può aiutarci oggi a uscire dall’incertezza di fronte a un mondo che cambia. Dobbiamo coltivare la speranza che il messaggio del Vangelo mette a disposizione. Più speranza, meno rassegnazione!”

Si parla molto anche di etica dell’IA. Ma in cosa consiste veramente?

“Come le dicevo, l’approccio etico è quello che si definisce ‘ethics by design’, cioè fin dalla fase di progettazione e ideazione di un algoritmo, vanno valutate le conseguenze e l’impatto sul piano etico. Per questo serve una consapevolezza degli sviluppatori e delle aziende, che devono comprendere come una tecnologia a servizio del bene comune possa essere molto più redditizia di una tecnologia a servizio della guerra e del conflitto. La ‘Rome Call for AI Ethics’ promossa dalla Pontificia Accademia per la Vita, firmata a Roma nel 2020, da FAO, Microsoft, IBM e governo italiano, definisce gli ambiti di un uso concreto ed etico degli algoritmi. È significativo che in questi quattro anni – quasi cinque saranno il 28 febbraio 2025! – la Rome Call è stata sottoscritta da Università di tutto il mondo, da altre aziende, e soprattutto dal mondo delle religioni: ebrei, musulmani, le religioni orientali. C’è una consapevolezza che si diffonde, e porta un messaggio fondamentale: prendiamo in mano le redini del mondo tecnologico e scientifico, per un mondo più equo.”

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