di Angela Bianchi, Esperta di Strategie di Comunicazione
e Advocacy in Healthcare
Sesso, soldi, salute. Ricerche di mercato, indagini, test si sono susseguiti nei decenni, con sfumature o approfondimenti diversi, ma le tre S sono sempre state in cima alle priorità degli esseri umani.
Viviamo in un’epoca di cambiamenti epocali, guidati in gran parte dall’accelerazione della tecnologia. Il settore sanitario non è da meno in questa rivoluzione, con la tecnologia che sta trasformando la cura della salute in modi che erano inimmaginabili solo pochi anni fa. Pensiamo ad esempio a innovazioni terapeutiche che hanno reso croniche patologie che avevano solo brevi aspettative di vita fino a passato recente.
Eppure il rapporto culturale dell’essere umano, oltre che quello strettamente medico o fisiologico, con il tema salute, è ancora oggi complesso e ambivalente, tra stigma, paura, fino alla ricerca estrema del benessere. Per secoli il paziente nell’iconografia classica veniva rappresentato come un soggetto debole e impotente con un timore reverenziale verso il medico, alle cui conoscenze e cure affidava la propria vita.
La rivoluzione tecnologica degli ultimi decenni ha via via sovvertito l’ordine dei fattori, rendendo il paziente più consapevole del suo stato, partecipe dei suoi diritti, ma anche esposto ai sempre maggiori pericoli derivanti da una sorta di infodemia della salute. Il medico più contattato al mondo oggi si chiama Dr. Google, consultato quotidianamente dalla quasi totalità delle persone. L’informazione in salute è ormai alla portata di tutti, con il vantaggio da un lato che un paziente più consapevole è anche più responsabile, compliante, più attento alle risorse. Dall’altro il rischio è di sentirsi confuso e diffidente, senza la guida di una figura di riferimento che lo orienti nel mare di informazioni a cui è esposto.
Le tecnologie stanno rimodellando la nostra esistenza. L’innovazione tecnologica corre a ritmi esponenziali, ma le organizzazioni e, soprattutto, l’essere umano non sono in grado di tenere il passo. Se consideriamo l’ecosistema salute, già da alcuni anni stanno cambiando i nostri atteggiamenti e le regole della comunicazione tra gli attori coinvolti.
Prima della pandemia la Telemedicina aveva già mosso i passi, poi con l’emergenza Covid-19 il suo utilizzo ha subito un’accelerazione pressante in risposta ai nuovi bisogni emergenti: consente ai pazienti di ricevere assistenza attraverso smartphone, tablet o smartwatch, potenzialmente raggiungendo anche persone in regioni lontane o con risorse limitate.
Con la telemedicina e l’intelligenza artificiale stiamo condizionando il concetto stesso di sanità, inteso come “tecnologia avanzata”. L’uso dell’intelligenza artificiale è un faro sul quale si basa la sanità del futuro: già oggi rappresenta oltre 20 miliardi di dollari del mercato ed è oggetto di investimenti faraonici da parte delle più avanzate società tecnologiche. L’IA può analizzare enormi quantità di dati in tempi rapidissimi, favorisce la medicina di precisione, aiutando a prevenire malattie in uno stadio precoce o guidando la chirurgia a effettuare procedure complesse in modo meno invasivo.
La trasformazione digitale è dunque un imperativo, ci attendono già nel breve scoperte senza precedenti, i cui impatti reali sapremo comprendere solo nel prossimo futuro. Quello che invece comprendiamo sin d’ora è la necessità di nuovi modelli e comportamenti: contenuto, competenza, responsabilità, dati ed evidenze sono conditio sine qua non. Ma prima ancora questo straordinario percorso di innovazione riapre la questione di fiducia, non più incondizionata e reverenziale, ma dialettica e costruttiva tra il singolo e la sanità che cambia.
Rimettere l’uomo al centro con il contributo delle innovazioni tecnologiche è più che una scommessa. È una partita in cui a vincere o perdere saranno le nazioni che avranno considerato la salute un investimento piuttosto che una spesa. E il campo di gioco sarà sì virtuale, ma calcato da allenatori veri con una visione umano-centrica, affinché l’essere umano non la rifugga ma ne valorizzi le potenzialità.

