Intervista a Barbara Carfagna, giornalista Rai
Da protagonista del mondo dell’informazione, quali sono le trasformazioni che ha vissuto in prima persona con l’avvento del digitale?
“Le innovazioni di prodotto – pensiamo agli smartphone – cambiano le nostre vite, così come la nostra professione. Come la necessità di stare fissi in redazione, oggi venuta meno. La digitalizzazione ha significato, professionalmente parlando, modificare radicalmente il processo e il modo in cui si fanno le cose. E cambia, inevitabilmente, anche il contenuto giornalistico. Noi raccontiamo le trasformazioni della società, dell’economia, della geopolitica. Come quella che stiamo vivendo in questo periodo, una dissolvenza tra la divisione militare e civile di un tempo dovuta al fatto che oggi le guerre sono distribuite ovunque. Gli ultimi accadimenti in Libano sono il culmine di qualcosa che abbiamo già visto iniziare con l’invasione dell’Ucraina. Questa sfumatura del confine tra civile e militare implica un cambiamento su tutti i livelli e per tutti i ruoli. Cambia anche il modo di essere giornalista, perché scrivere significa avere un’arma e il come si utilizza fa tutta la differenza.”
E allora, qual è il ruolo del giornalista oggi?
“Il ruolo del giornalista è proprio quello di capire queste trasformazioni, capirne i processi. Nel caso di una guerra, per esempio, non deve più fare il reporter, essere un osservatore esterno. Oggi è impossibile immaginare questo perché è proprio la natura del termine informazione a essere cambiata: l’informazione non è più su qualcosa o per qualcuno, ma ha un valore di per sé. Oggi l’informazione è un dato, non più solo un racconto di qualcosa.”
Una velocità delle informazioni che pone anche un problema di verificabilità delle notizie. Quali sono i rischi?
“Anzitutto, non essendo un’informazione su qualcosa o per qualcuno, non è neanche una velocità di racconto ma del dato. Riporto l’esempio dei telefonini di Bucha nella guerra in Ucraina, in cui l’informazione di per sé è stata il fatto che, avendo i russi rubato i telefonini per gli ucraini è stato quindi possibile svelare la posizione delle truppe russe. Se un tempo le posizioni militari erano un’informazione altamente riservata, oggi viene tracciata dalla tecnologia stessa quasi a prescindere dalle persone. Questo ci fa capire come la velocità è l’elemento e la caratteristica di questa epoca che ci sta trasformando tutti. In questo contesto viaggiano veloci anche le fake news, per cui ci sono diverse tecnologie per cercare in qualche modo di arginarle, svelarle e controllarle. A questa velocità aspettare anche solo il risultato di un’analisi a volte risulta difficile ma ci sono degli accorgimenti di verifica adesso a disposizione. Ma, ricordiamo, alla base ci sono la conoscenza e il buon senso sono le prime armi.”
Parliamo quindi di velocità di questi cambiamenti: ma l’Europa come si colloca rispetto ai paesi ormai leader della trasformazione digitale?
“Il detto che recita ‘gli Stati Uniti fanno, i cinesi copiano e gli europei regolano’ fa parte del passato. Oggi pensare che la Cina sia solo un paese che copia è da ingenui, così come indicare l’Europa solamente come regolatore è riduttivo. Oggi i paesi più veloci sono quelli che fanno il cosiddetto leapfrog – salto della rana – come la Corea del Sud e l’Arabia Saudita. Un impiego massiccio e rapido di tecnologie che cambiano radicalmente la cultura di un paese e anche l’approccio e le relazioni con gli altri paesi. Ci sono sicuramente due blocchi principali, ma la realtà è già molto più sfumata rispetto a quella di soli cinque anni fa. Ci troviamo di fronte a uno scenario in continua mutazione in cui, per esempio, paesi come l’Arabia Saudita si sono trasformati in poli diplomatici, grazie all’impiego della tecnologia con una rapidità e una potenza economica trasformativa unica.”
Parlando di attualità, è notizia recente che Sam Altman, co-fondatore di OpenAI, inizierà un tour europeo per parlare con governi e istituzioni. Sappiamo quanto l’Ue sia attenta alla collezione e condivisione di dati con le aziende. Una possibile apertura alle big tech cosa comporta? Può essere rischiosa un’intesa con le istituzioni pubbliche?
“Tutto dipende dal tipo di negoziazione, sono tanti gli elementi da prendere in considerazione. È un dialogo che si può portare avanti soprattutto con i privati, tenendo in considerazione il valore del copyright. Discorso diverso lo dobbiamo fare con società di servizio pubblico, sistemi che contribuiscono profondamente alla conoscenza e alla formazione culturale degli individui. Se si vuole avere un impatto oggi bisogna confrontarsi anche con questi sistemi ma sempre con i giusti contenuti. Indubbiamente sono tante le opportunità così come i rischi.”

