COME SI INFORMANO LE NUOVE GENERAZIONI: L’INFORMAZIONE CHE CAMBIA

Monia Conti Nibali, ricercatrice Censis – Area Comunicazione e Rapporti con i Media

Instagram e TikTok, i nuovi hub dell’informazione

Il distacco tra i cittadini e i tradizionali canali informativi, favorito dalla crescente abbondanza di media digitali, sembra rappresentare oggi il tratto distintivo del rapporto degli italiani under 30 con l’informazione. Nel 20° Rapporto sulla comunicazione del Censis, che ha analizzato l’attitudine degli utenti nei confronti dei media utilizzati come fonte d’informazione, emerge che è ormai certificata l’attrazione della generazione compresa nella classe d’età tra i 14 e i 29 anni nei confronti dei media digitali (web e social network).

In particolare, nel 2024, non assistiamo solo a un calo tra i giovani dell’utilizzo delle fonti d’informazione tradizionali a favore di quelle digitali, ma si è consolidato un trend che si è evidenziato negli ultimi due anni, dovuto all’ingresso, in certi casi dirompente, di alcuni social network nel novero delle fonti (tab. 1). Rappresentativi di questo rimescolamento sono soprattutto i social network del momento, Instagram e TikTok, oltre che l’evergreen YouTube. Questa tendenza ha determinato una diluizione dell’utenza dei media digitali, andata anche a scapito di quelli più maturi, in particolare di Facebook e X.

Venendo al dettaglio dei singoli media, scopriamo che all’interno dell’eterogeneo gruppo di piattaforme online, Instagram, dopo essere riuscito a imporsi nel panorama dei mezzi d’intrattenimento, si è gradualmente fatto largo anche nell’universo dell’informazione: tra i giovani è considerato una fonte dal 31,2% (contro il 16,7% della popolazione generale). Analizzando le ragioni, è evidente che l’informazione su Instagram, come su altri social simili, differisce sostanzialmente da quella offerta dai media tradizionali, configurandosi come funzionale più all’aggiornamento immediato che all’approfondimento critico, e questa differenza rappresenta il suo punto di forza.

Nella graduatoria dei mezzi preferiti dai giovani per informarsi, Instagram è seguito a distanza ravvicinata da TikTok. L’ascesa del colosso cinese è stata vertiginosa e trainata soprattutto da chi ha meno di 30 anni: nel 2024 è stato utilizzato come mezzo d’informazione dal 29,7% dei giovani, rispetto alla media della popolazione del 14,4%, con un aumento del 15,0% rispetto all’anno precedente. Il successo planetario nel settore dell’intrattenimento lo ha imposto facilmente come un fenomeno pronto a crescere anche nel campo dell’informazione. Questo modello sembra infatti rispondere perfettamente alla domanda sempre più diffusa di contenuti veloci e accessibili, in linea con i ritmi accelerati della contemporaneità.

Il fenomeno TikTok si lega anche all’esperienza dello scrolling, che ha trasformato gli utenti in scroller, propensi a passare velocemente da un contenuto all’altro grazie a un semplice gesto della mano, adeguandosi alle proposte basate sulla profilazione individuale. Seppur in discesa (-6,4% dal 2021 e -10,1% dal 2023), i motori di ricerca su internet, come Google, restano per i giovani una delle principali fonti per approvvigionarsi di informazioni (24,1%). Il motivo di questa contrazione potrebbe essere sempre legato al successo delle piattaforme social di ultima generazione che saturano la domanda. I giovani preferiscono non cercare attivamente un contenuto, ma piuttosto rivolgersi a TikTok, Instagram, YouTube, ma anche Spotify o Twitch, che gli propone ciò che gli interessa, grazie ad algoritmi di raccomandazione.

È evidente che anche la velocità gioca un suo ruolo: la ricerca diretta appare più lenta rispetto allo “scroll” che consegna contenuti già selezionati. Rientra in maniera significativa anche YouTube nel palinsesto informativo dei più giovani: seguito dal 22,8%, registra una flessione di quasi 6 punti rispetto alla precedente rilevazione (nel 2023 erano il 28,4% dei giovani utenti). Come mai uno dei social più interessanti della storia del digitale mostra questi segni di logoramento? La risposta può annidarsi anche in questo caso nella preferenza per supporti più rapidi e risposte più brevi. I video di YouTube durano in media molto più dei reel o dei TikTok e i giovani sono abituati a seguire contenuti da 15-60 secondi, piuttosto che da alcuni minuti.

Discorso a parte merita Facebook: nato come piattaforma per connettere individui, è uno dei mezzi d’informazione più utilizzato dagli italiani ma, anche se a seguirlo è il 25,6% dei giovani, lo fa in maniera altalenante. Questo è dovuto principalmente al fatto di essere percepito come un social da adulti, il social “dei genitori”, che lo rende meno attraente come spazio identitario. Tra gli altri media digitali che subiscono un calo nello stesso arco di tempo, troviamo anche i siti di informazione (-5,2%), che passano dal 19,5% al 14,3%, probabilmente perché sempre più spesso a pagamento.

A causa di cambiamenti culturali, tecnologici e cognitivi, i giovani hanno spostato l’atto dell’informarsi dalle fonti tradizionali allo smartphone, inteso come ambiente digitale. Una quota di utenti (il 7,3%) trova comodo informarsi sulle app scaricate sul telefonino per via della centralità che ha acquisito lo smartphone nelle nostre vite, e in secondo luogo per le stesse ragioni che convogliano utenti giovani intorno ai social più recenti, cioè l’immediatezza, l’automaticità dell’algoritmo, la riduzione dello sforzo cognitivo. Relegato alla marginalità il ruolo di X secondo il pubblico giovanile (sotto il 5%). Sembrano lontani i tempi di Twitter, quando l’opinione pubblica che conta (giornalisti, politici, decisori) si scambiava le notizie sotto forma di cinguettii.

Oggi la piattaforma di Musk perde utenza in generale e non “acchiappa” le nuove generazioni. Venendo ai media tradizionali, non sono la prima scelta degli utenti appartenenti alla Generazione Z e difatti il 70,3% della popolazione under 30 dichiara di non ritenere imprescindibili mezzi d’informazione come tv, radio e quotidiani. Queste fonti, più utilizzate e considerate affidabili dalle altre fasce d’età, mostrano un netto calo tra i 14-29enni per diversi canali.

Nel caso dei telegiornali, si passa dal 42,3% del 2021 al 22,5% del 2024, perdendo in pochi anni quasi 20 punti percentuali (non sorprende la discesa di un mezzo che si segue principalmente sul televisore, un elettrodomestico che i giovani utilizzano raramente). Un trend simile si osserva anche per le tv all news, che precipitano, passando dal 16,8% nel 2021 al 9,5% (-7,3 punti percentuali). Consolidata la débacle dei quotidiani cartacei: già nel 2021 erano letti da una quota marginale della nostra gioventù (il 5,9%), ma nel 2024 perdono altri punti (-2,5%), facendo registrare solo il 3,4%. In leggero ribasso anche i giornali radio, passati dal 7,4% del 2021 al 5,5% nel 2024, con una riduzione di 1,9 punti percentuali.

Velocità di utilizzo e libertà di espressione, le leve dei media digitali

L’informazione tramite social è il naturale sbocco della metamorfosi avvenuta nel rapporto tra utenti e contenuti web, e le abitudini, nella consultazione delle notizie online, come si è visto, si differenziano in base alle fasce d’età. I giovani, che preferiscono i social di ultima generazione, tendono a privilegiare un approccio più rapido. Nello specifico, il 28,8% ammette di leggere il testo solo delle notizie più interessanti (fig. 1); il 20,2% si limita a leggere solo i titoli scorrendo velocemente (una percentuale superiore rispetto alle altre fasce d’età). Il paradosso di avere a disposizione una mole di informazioni mai esistita prima sfocia quindi nel peggioramento dell’utilizzo dei mezzi d’informazione a causa della smania di velocità e della diminuzione del grado di attenzione.

L’altro tema che attrae la GenZ verso l’informazione online è quello di una presunta libertà da condizionamenti. Nel penultimo Rapporto sulla comunicazione del Censis, realizzato nel 2023, è stato trattato il tema della fiducia ed è risultato che la ragione anagrafica rende le ultime generazioni più diffidenti nei confronti dei media old style. I dati che riguardano le opinioni degli under 30 relativamente a questa diffidenza possono essere così sintetizzati (fig. 2): per il 76,8% la politica condiziona i grandi media; per il 66,1% l’informazione dei grandi media è distorta dagli interessi economici; per il 65,1% senza un’informazione pluralista i sistemi democratici entrerebbero in crisi; il 53,5% sostiene che sia un bene che oggi grazie a internet e ai social network chiunque possa produrre informazione; il 50,7% dichiara di fidarsi esclusivamente delle informazioni diffuse da soggetti non appartenenti ai grandi media perché sono disinteressati. 

La crisi degli influencer e la transizione dell’Ia allontanano dall’informazione?

In un’epoca caratterizzata dalla sovrabbondanza di contenuti e dalla continua ricerca di visibilità, influencer e creator hanno assunto un ruolo mediatico centrale. Oggi come oggi, attraverso i social media, la capacità di un influencer di poter fare informazione è reale perché chi detiene milioni di follower su piattaforme come Instagram o TikTok ha una capacità di diffusione paragonabile – o superiore – a quella dei media mainstream. Tuttavia, nell’indagine sulla popolazione realizzata per l’ultimo Rapporto sulla comunicazione, il “Pandoro Gate” ha generato un vulnus nel rapporto della GenZ con gli influencer.

I giovani tra i 14 e i 29 anni, infatti, più di altre fasce d’età, si distinguono per essere il segmento più attivo e presente sulle piattaforme social, e di conseguenza, la loro reattività ai mutamenti è maggiore. Quanto è accaduto nel 2024 nel mondo degli influencer, rivoluzionando gli assetti di gradimento di alcuni tra i più famosi e accreditati personaggi presenti sui social, ha cambiato l’atteggiamento, nei confronti di quel segmento, del 34,4% dei giovani utenti. Sull’altro fronte caldo del momento, grande impressione hanno suscitato gli sviluppi recenti dell’Ia generativa.

La distinzione tra vero e falso può esistere solo all’interno di un contesto condiviso, dove le persone si fidano di alcuni principi fondamentali. Questa fiducia è la base del dialogo razionale e, quindi, anche della democrazia. Tuttavia, negli ultimi anni si è diffuso uno scetticismo crescente: molte persone oggi percepiscono le nuove tecnologie, in particolare l’intelligenza artificiale, come una minaccia incombente. Non è un buon segno se per i due terzi degli italiani sotto i 30 anni (il 66,0%) in futuro aumenteranno le notizie non verificabili e causeranno grandi rischi per le democrazie. Questo atteggiamento nasce da una crescente distanza tra le narrazioni ufficiali (proposte da esperti e media) e l’esperienza reale della gente.

C’è la sensazione che l’informazione sia diventata solo propaganda o intrattenimento, il che ha aperto spazio a contro-narrazioni che si definiscono unicamente in opposizione al pensiero dominante, ma senza veri criteri di verità. Lo scetticismo, però, tende a estremizzare: siccome a volte il vero si rivela falso, allora si dubita di tutto, mettendo in discussione l’intero sistema della conoscenza. In sintesi, serve un’informazione che racconti la complessità dei fatti, che spieghi i contesti e le cause, e che sia realmente libera, plurale e indipendente, altrimenti si rischia che i più giovani, dopo essersi allontanati dall’informazione tradizionale, si allontanino dall’informazione tout court

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