DALL’ANALOGICO AL DIGITALE. IL GIORNALISMO AI TEMPI DELL’IA

In conversazione con Marta Zanichelli, giornalista, titolare degli insegnamenti Laboratorio di giornalismo e Giornalismo nell’era digitale e coordinatrice del
Master in Giornalismo Università IULM

Oggi parliamo di informazione, di come è cambiata nel corso dei secoli fino ai giorni nostri e di come sta cambiando. Qual è la sua interpretazione di questi cambiamenti?

“Mi soffermerei sul cambiamento più recente, quindi il passaggio dall’analogico al digitale nel modello di business e di distribuzione, dal 1994 al 2004. Dopo, lo sappiamo, c’è stato il web 2.0: la nascita del social web e del telefono mobile. Non dimentichiamoci infatti che la possibilità di fruire le informazioni attraverso un dispositivo mobile come il telefonino ha avuto un impatto notevole nella creazione, distribuzione e fruizione dell’informazione. Possiamo dire che le piattaforme tecnologiche sono diventate editori mentre le organizzazioni giornalistiche sono incerte sul loro futuro. I social e il mobile hanno creato un vasto mercato di informazione di cui il giornalismo è solo una piccola parte. 

Siamo in un momento di profonda transizione per il prodotto giornalistico, che è un prodotto culturale complesso. E il disorientamento prevale oggi nella professione giornalistica. Siamo quindi in un contesto di crescente sfiducia nell’informazione. È un disorientamento proprio delle società democratiche. La professione giornalistica ha il suo cuore nel contribuire alla formazione dell’opinione pubblica e deve fronteggiare una perdita di rilevanza che è crescente. Questa marcata perdita di rilevanza è dovuta a un accrescersi del rumore di fondo causato da un overload di informazioni non veicolate da piattaforme giornalistiche.”


Inutile dirlo, il digitale, soprattutto negli ultimi due anni con ChatGPT, ha rivoluzionato il sistema dell’informazione. Come? Ma soprattutto qual è il vero breakthrough – punto di rottura – con il passato?


“Innanzitutto, dobbiamo dire che l’intelligenza artificiale impatta sulla conoscenza. Con l’intelligenza artificiale generativa finisce il monopolio dell’uomo sull’uso efficace del linguaggio, e questo è sicuramente dirompente rispetto al passato. Non solo, si modifica l’organizzazione gerarchica della conoscenza. Per utilizzare una metafora, la conoscenza non è più ad albero, come era sempre stata, ma una connessione di radici simile a quella del sottobosco. L’IA trasforma quindi il nostro modo di conoscere, mette in discussione il concetto di fonte, di autore. Tuttavia, questo cambiamento nel campo dell’informazione e del giornalismo, lo abbiamo già vissuto con il passaggio particolarmente significativo dalla macchina da scrivere al computer. All’interno delle redazioni, per esempio, con il digitale sono scomparse certe figure, come i fotolitisti. E l’impatto dell’intelligenza artificiale è ancora maggiore, è un passaggio fondamentale. Però non dobbiamo dimenticarci che l’intelligenza artificiale non troverà mai una notizia, non riuscirà a condurre un’intervista come un giornalista. Di fatto, l’intelligenza artificiale non sostituirà i giornalisti, ma i giornalisti che la usano sostituiranno quelli che non la usano.”

Possiamo dire che non sostituirà mai l’uomo o l’intelletto umano.

“No, infatti. Possiamo avvalerci dell’intelligenza artificiale ma questo non vuol dire che non ci saranno più i professionisti come avvocati, medici, giornalisti appunto.”

Oggi siamo una società definita come post analogica. La combinazione di distribuzione dell’informazione su piattaforme digitali e il sempre più frequente prevalere di comunità virtuali rispetto a quelle fisiche rendono utile e necessaria una riflessione sul modo di diffusione delle notizie. Qual è la sua al riguardo?

“C’è un overload di informazione, un rumore di fondo crescente. Questo perché c’è la produzione di informazione da parte di chi non è giornalista. La professione giornalistica sta subendo un’erosione perché è sostituita da forme presentate come giornalistiche ma che hanno caratteristiche, piuttosto, informative. Informazioni talvolta orientate da bias della piattaforma di distribuzione: per cui riscontriamo bias sia del produttore di informazione che dell’utente a sua volta trasformato in agente informativo. 

Oltre alle comunità virtuali, ci sono altre caratteristiche che influiscono sia sul modo di fruire l’informazione che sul modo di essere una democrazia. Nell’overload di informazione spetta proprio al giornalista restituire al lettore quello che è veramente notiziabile e creare una parte comune al di là dell’atomizzazione, della frantumazione delle notizie oggi isolate e spalmate su vari mezzi. Da questo punto di vista si perde condivisione, caratteristica comune della società e questo sicuramente è un impoverimento.”

Ci sono, però, dei modi per contrastare questa parte negativa? 

“Sicuramente puntare molto sul metodo giornalistico. Oggi quello che conta è il metodo che il giornalista usa, perché può fare informazione bene se fatta in un modo scientifico. La figura del giornalista è quindi di fondamentale importanza per orientare i lettori in questo grande numero di informazioni alle quali si trovano esposti.”

di Susanna Fiorletta

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