IL BOSCO VERTICALE,DA AMBIZIONE ARCHITETTONICA A MODELLO DI SVILUPPO SOSTENIBILE

Intervento di: Maria Lucrezia De Marco, Responsabile del
Dipartimento di Comunicazione di Stefano Boeri Architetti

Il Bosco Verticale ha molte vite.
Una vita è negli occhi di chi lo abita, essere umano o animale che sia, e che quotidianamente guarda la città attraverso le sue foglie. Una seconda vita è quella dei milanesi che, dall’esterno, lo vedono ogni giorno cambiare seguendo il ritmo della natura: il bosco perde le foglie, il bosco cambia colore e il bosco fiorisce. La terza vita, senz’altro la più potente, è cristallizzata nell’immaginario collettivo, di cui il Bosco è ormai parte.

Il Bosco Verticale di Milano rappresenta un esempio emblematico di come l’architettura possa diventare strumento di comunicazione. Fin dalla sua realizzazione, è stato chiaro come la sua potenza andasse al di là della dimensione architettonica, per prendere la forma di un simbolo: quello di una città proiettata nel futuro, attenta all’ambiente e all’innovazione. Insieme al distretto di Porta Nuova e alla vicina Piazza Gae Aulenti, il Bosco Verticale è diventato uno dei landmark urbani più riconoscibili e utilizzati nei linguaggi pubblicitari, cinematografici e mediatici. Non solo sfondo, ma protagonista attivo della narrazione visiva della “nuova” Milano e, allo stesso tempo, simbolo di un nuovo modo di immaginare la città del futuro.

Sul piano istituzionale, l’edificio è riconosciuto a livello internazionale come modello di architettura verde. Premiato da diverse istituzioni nel mondo (International Highrise Award, CTBUH..), è diventato un riferimento nelle politiche ambientali dell’ONU e dell’Unione Europea. L’utilizzo dell’immagine del Bosco come simbolo dell’UN Sustainable Development Goal 11 (Città e comunità sostenibili) ne conferma la funzione comunicativa, elevandolo a icona globale di una nuova idea di urbanità. In un momento di estrema attenzione alla condizione urbana e di trasformazione dei processi di city -making, l’immagine del Bosco Verticale è parte integrante dell’identità dell’architettura contemporanea, di Milano e, più in generale, di una nuova visione urbana, in cui anche gli edifici sono forieri di valore.

Allo stesso tempo, sul piano simbolico, il Bosco Verticale incarna – quasi involontariamente– le ambizioni di alcune delle utopie che hanno costellato la letteratura, l’architettura e l’arte, contribuendo a plasmare la coscienza collettiva. Nella potenza evocativa del Bosco Verticale riecheggiano le visioni di architetti e urbanisti che hanno immaginato altri mondi (verdi) possibili ma anche – con la stessa inalterata forza –il sogno infantile (e non solo infantile forse) della casa sull’albero. In questi dieci dalla sua realizzazione è entrato a pieno titolo nella cultura popolare, diventando uno segno riconoscibile e condiviso: probabilmente il vero segnale della popolarità del Bosco Verticale non fu il premio come miglior grattacielo del mondo, ma la sua comparsa in un fumetto di Dylan Dog.
Ricorrente negli spot pubblicitari, evocato nelle canzoni, disegnato sulle calze, indovinato nei quiz televisivi e persino venduto in forma di LEGO, il Bosco Verticale si è trasformato in un medium, riconosciuto per il valore – e per la potenza immaginifica – che rappresenta.

La sua capacità di stimolare l’immaginazione collettiva lo rende un riferimento comune, una sorta di common ground condiviso, capace di parlare a pubblici diversi. Ed è proprio la sua carica evocativa che genera una quarta vita, forse la più incredibile di tutte: quella immaginata nei disegni dei bambini, popolata da animali poco urbani e da foreste tropicali, ma sempre immancabilmente precisa nel suo intento primario di portare gli alberi nel cielo.

Torna in alto