di Margherita D’Innella Capano, General Manager Telpress Italia
50 anni fa, nel 1973, Steven Sasson, giovane ingegnere di Kodak, neo assunto nel reparto sviluppo, inventò il sistema usato ancora oggi per la digitalizzazione delle immagini che avrebbe rivoluzionato la fotografia, ma quando lo presentò al Consiglio d’amministrazione i vertici dell’azienda non vollero mettere in discussione il business delle pellicole, che ritenevano inattaccabile, e bocciarono l’innovazione. Una scelta costata cara all’azienda che per oltre un secolo è stata leader indiscussa di mercato. Il resto è una storia che conosciamo. Ma è stata così veloce che le aziende hanno inseguito la tecnologia e non il vero fattore di cambiamento: l’informazione. Eppure Bill Gates alle soglie del nuovo millennio nel suo libro profetico “Il business alla velocità del pensiero” sosteneva che la competizione nel nuovo secolo si sarebbe giocata sulla capacità di “eccellere nell’informazione”. Il fondatore della Microsoft aveva visto lontano tanto che in poco più di 20 anni la top 10 delle aziende con la maggiore capitalizzazione al mondo è completamente cambiata: da una compagine fatta agli inizi del millennio di petrolifere, automobilistiche elettriche e telefoniche, oggi troviamo le big five che hanno stravolto le nostre vite: Microsoft, Apple, Alphabet, Amazon e Meta a cui di recente si è aggiunta Nivdia, i cui processori sono alla base dell’Intelligenza artificiale. Ma la lezione non sembra ancora arrivata alle imprese del vecchio continente, italiane in testa. Non solo c’è resistenza al cambiamento ma anche poca velocità di reazione. La trasformazione digitale è appena agli inizi e infatti la UE nel piano di ripresa post pandemico, il Next Generation EU, l’ha indicata come uno dei due grandi assi di investimento e sviluppo.
Quando si parla di Intelligenza Artificiale il pensiero va subito a chatbot online in grado di rispondere a tutte le nostre domande, creare immagini o scrivere testi. Ma l’AI ha è presente nella nostra vita, e nei nostri smartphone, sotto le forme più diverse. I giovani sono i più pronti a questo cambiamento, che coinvolge tutti: dagli operai ai medici, dai politici agli studenti e ovviamente giornalisti e comunicatori e richiede nuove skills, le famose competenze digitali in possesso ancora di pochi.
Per capire a che punto siamo e quale sia la percezione delle imprese e degli italiani sul cambiamento, oggi prevalentemente tecnologico, Telpress ha attivato un monitoraggio dei media, anche digitali, del web e delle conversazioni sui social network sul tema del cambiamento sia dal punto di vista delle imprese che delle persone. Per le prime il cambiamento è visto ancora come uno “sforzo extra”, difficile da metabolizzare e di cui se ne parla poco. Un fenomeno strano visto che le aziende sono tra le organizzazioni che reagiscono, cavalcandolo, più velocemente al cambiamento.
La resistenza al cambiamento è da sempre uno dei temi più importanti per la governance delle organizzazioni più diverse, le imprese, le istituzioni pubbliche, il terzo settore, dalle più piccole alle grandi. Oggi rappresenta la sfida principale per ogni manager. Una sfida che ha avuto una svolta epocale con la rivoluzione digitale e una forte accelerazione con la pandemia che ha messo tutti, ma proprio tutti, di fronte ad un bivio. Non tutti, però, hanno raccolto la sfida o l’hanno saputo fare nei tempi giusti, molti altri – troppi – nel nostro Paese, ci stanno ancora pensando, perdendo in competitività.
L’Osservatorio sui media e la comunicazione di Telpress Italia nel periodo tra il 1° luglio e il 30 settembre ha registrato 29.100 mention (84,5% derivano dal web) che hanno prodotto 52 milioni di impressions. La maggior parte degli articoli analizzati ha un sentiment positivo. Le fonti web tendono a raggiungere un pubblico ampio, come evidenziato dai dati sulla reach, ma con bassa viralità e interazioni. Il cambiamento oggi è associato prevalentemente all’utilizzo delle ICT ed in particolare dell’IA. Tecnologie dell’informazione e della comunicazione ritenute importanti per il 61% delle grandi imprese, mentre pensa ad esse solo il 18% tra le piccole e medie imprese.
Queste evidenze emergono dall’analisi dei dati basati sul monitoraggio dei media, del web e delle conversazioni sui principali social network (Facebook, X, Instagram, TikTok e YouTube). I dati raccolti attraverso il nuovo NewsReader “di Telpress Italia per il monitoraggio dei media e con la piattaforma MediaScope™, che consente la rilevazione in tempo reale e la relativa analisi dei dati delle conversazioni del web e dei social network su keyword definite sono stati elaborati dal team di giornalisti, esperti e analisti dell’agenzia.
Andando più in profondità, l’analisi delle parole più frequenti confermano la rilevanza dell’intelligenza artificiale e dei big data nelle aziende. I dati sono il nuovo “oro nero” ma il loro impiego fa fatica a farsi spazio nelle strategie aziendali. La parola, però, associata maggiormente al cambiamento è “comunicazione”, anche se in una logica ancora troppo strumentale, tecnologica, e poco strategica. È la comunicazione il vero driver del cambiamento, mentre imprenditori e manager la relegano ancora a valle delle decisioni, per “conquistare” l’opinione pubblica e non per dialogare con clienti e stakeholder.
Tra i settori aziendali dove il cambiamento è più presente ci sono la ricerca e sviluppo delle imprese dove l’IA è ormai molto radicata. Tra i settori socio-economici, invece, è la sanità quello dove ci sono le aspettative più alte; a sorpresa si trovano anche quello finanziario e degli investimenti. Altro ambito percepito fondamentale è quello della sicurezza delle informazioni, in particolare la cybersecurity.
Sul web chi parla di più di cambiamento è ansa.it, il magazine della prima agenzia di stampa seguita da Corriere.it. Sui social network, invece, a parlare di più di cambiamento sono le testate giornalistiche. La più attiva è La Repubblica, seguita la Will, che rappresenta la vera novità, e dal Corriere della Sera, poi il Sole 24 Ore, Wired Italia e il magazine femminile Io Donna. Tra le istituzioni svetta il profilo Instagram dell’Università di Milano Bicocca (UniMib). Will Media va forte anche su Tik Tok dove le tiene testa solo il Corriere tra le testate generaliste. Su X (ex Twitter), podio per Repubblica seguita dall’Ansa che con il suo magazine è trai media digitali più attivi e da AdnKronos l’altra grande agenzia di stampa italiana. Seguono Wired, Linkiesta, Il Foglio, la Rai. Si parla tanto di cambiamento anche su Facebook piattaforma su cui leader indiscussa è l’agenzia di stampa cinese China Xinhua News mentre la rivelazione è la Chiesa con la sua agenzia di stampa Vatican News.
Tra i temi dominanti nel conversato sui social è l’IA come opportunità per favorire l’Inclusione sociale, soprattutto per i disabili ma anche sul fronte sanitario per l’assistenza specialistica attraverso assistenti virtuali che usano intelligenza artificiale a supporto di persone in difficoltà. La svolta del 2024 è che non si pensa e si parla più dei danni o delle preoccupazioni, ma alle potenzialità dell’IA.

