di Stefania Romenti, Professoressa Ordinaria di
Comunicazione strategica Università IULM
Nel panorama della comunicazione politica contemporanea, ci troviamo di fronte a un discorso politico che sembra frammentarsi in infinite schegge digitali, ognuna riflettente una diversa sfaccettatura della realtà.
La recente campagna presidenziale americana del 2024 offre uno spaccato illuminante di questa dinamica. L’emergere di TikTok come piattaforma centrale nella comunicazione politica, insieme alla proliferazione dei podcast, rappresenta più di un semplice cambio di passo sugli strumenti: è sintomatico di una trasformazione profonda nel modo in cui il messaggio politico viene costruito, distribuito e consumato.
Questa evoluzione, tuttavia, porta con sé sfide significative. La frammentazione del discorso politico in “pillole” digitali rischia di sacrificare la profondità dell’analisi. Quando un complesso programma politico deve essere compresso in un video di TikTok di pochi secondi, o quando dibattiti cruciali vengono ridotti a meme virali, qualcosa di essenziale viene inevitabilmente perso nel processo.
Eppure, sarebbe riduttivo vedere in questa trasformazione solo elementi negativi. La diversificazione dei canali di comunicazione offre anche opportunità senza precedenti per raggiungere e coinvolgere nuovi pubblici. Kamala Harris ha usato nuovi formati per creare connessioni autentiche con gli elettori più giovani.
La vera sfida per i comunicatori politici contemporanei non è tanto resistere a questa frammentazione, quanto piuttosto trovare modi per utilizzarla costruttivamente. Come suggerisce l’articolo della Prof.ssa Winkler che si trova nel Magazine, la chiave potrebbe risiedere nell’identificazione di quegli “ideali trasversali” che possono fungere da ponte tra diverse comunità digitali.
In questo contesto, emerge un nuovo imperativo per la comunicazione politica: la necessità di bilanciare l’accessibilità del formato breve con la profondità del contenuto, la viralità con la sostanza, l’appeal emotivo con l’argomentazione razionale. Non si tratta più solo di scegliere tra diversi canali di comunicazione, ma di orchestrare una sinfonia multipiattaforma dove ogni elemento contribuisca a un messaggio più ampio e coerente.
La sfida più grande per il futuro della comunicazione politica sarà proprio questa: mantenere l’integrità del messaggio politico in un ecosistema mediatico sempre più frammentato, trovando al contempo modi per costruire ponti tra comunità sempre più isolate nelle proprie bolle digitali. In questo scenario, il successo non sarà misurato solo dal numero di follower o dal volume delle interazioni, ma dalla capacità di creare una narrativa coerente che possa risuonare attraverso diverse piattaforme e diverse comunità.
La lezione più importante che emerge da questa analisi è che la frammentazione del discorso politico digitale non deve necessariamente portare a una frammentazione del dibattito democratico. Al contrario, può diventare un’opportunità per ripensare a come costruiamo e condividiamo il significato politico nell’era digitale, cercando sempre quei punti di connessione che ci permettono di mantenere un dialogo significativo nonostante le divisioni e le differenze.

