L’ARCHIVIO STORICO DELL’ENI TRA STORIA E CULTURA AZIENDALE

Intervento di: Lucia Nardi, Responsabile Cultura di impresa Eni

Gli archivi storici di impresa sono ormai da tempo una realtà consolidata con un ruolo definito all’interno delle organizzazioni. Le grandi imprese italiane, spesso anche le medie e le piccole, hanno compreso il valore della conservazione della propria memoria storica e ne hanno avviato la valorizzazione utilizzando canali e metodi diversi.

Alcuni hanno scelto un uso dell’archivio essenzialmente per finalità di marketing, altri per potenziare le attività con gli stakeholder, altri per rafforzare il senso di appartenenza tra i propri dipendenti, altri ancora hanno individuato nell’approccio museale la soluzione alla comunicazione della propria storia.
In generale, tuttavia, l’archivio è il primo riferimento per conoscere e divulgare la cultura dell’impresa, il proprio passato, le fondamenta del presente.

Oggi gli archivi d’impresa, dopo anni di attività e sperimentazioni, hanno raggiunto una indiscussa maturità che li porta ben oltre la semplice redazione di volumi commemorativi o l’organizzazione di una mostra fotografica.

Oggi l’heritage è considerato una leva di comunicazione da declinare secondo le esigenze aziendali, un contenitore di storie (ma anche di suggestioni, spunti, progettualità) capaci non solo di parlare al passato in un percorso che nella storia individua la coerenza delle scelte, il filo rosso che unisce tutti i punti.

L’Archivio storico di Eni, un bene considerato dal Ministero della cultura di notevole interesse nazionale, conserva 6 chilometri di documentazione cartacea, 500 mila immagini e 5 mila audiovisivi. Un patrimonio di grande ricchezza e di straordinaria qualità, ordinato, digitalizzato, aperto al pubblico e liberamente consultabile. Inaugurato nel 2006, in occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita del fondatore, Enrico Mattei, l’archivio ha svolto da subito la sua funzione di amplificatore della comunicazione aziendale, esterna e interna.

Nel corso degli anni ha risposto alle tante sollecitazione aziendali rispetto ai più diversi contenuti e modalità di comunicazione: custode di straordinari documentari d’autore (da Bernardo Bertolucci ai fratelli Taviani, da Alessandro Blasetti a Gillo Pontecorvo), di immagini di grandi fotografi (Mimmo Jodice, Federico Patellani, Ferdinando Scianna) e di racconti di terre lontane esplorate in anni altrettanto lontani, l’archivio è stato capace di raccontare anime diverse e sconosciute dell’azienda. Prima di tutto il suo legame con il Paese e il suo ruolo strategico, la costruzione delle competenze e la passione per le sfide, il rapporto con il mondo della cultura, sempre vivace e con una straordinaria progettualità, le storie legate ad un modo nuovo e rivoluzionario di collaborare con i paesi produttori.

Tutti questi temi – che sono alcuni tra i molti che i documenti dell’archivio suggeriscono – si riflettono nell’azienda contemporanea perché, nonostante il contesto sia profondamente cambiato, il dna aziendale, i valori, la cultura, rimangono invariati. Per questo conoscere la storia, poterla leggere non solo dalle ricostruzioni degli storici ma anche dai documenti e dalle immagini conservate, è un passaggio importante per chi voglia comprendere l’azienda ben oltre i suoi numeri e le sue strategie.

E non solo per un “pubblico” esterno. Il nostro passato è uno dei veicoli più potenti per attivare l’orgoglio d’appartenenza e l’identità aziendale e con questo obiettivo è al centro di sessioni di formazione aperte a tutto il personale Eni.

Torna in alto