Intervista a Carlo Corazza,
Direttore ufficio Italia del Parlamento europeo
Iniziamo da giugno scorso: ci fa un quadro post elezioni? Cosa è emerso maggiormente?
“Sicuramente è emersa una maggioranza più europea, un allineamento tra i partiti e i gruppi politici per un maggiore coordinamento della nostra azione come Unione. Una buona notizia per il Parlamento europeo, la Camera che rappresenta gli interessi generali dell’Unione, dove così si può lavorare bene. Certo, alcune divergenze rimangono, penso al come attuare il Green Deal o la transizione digitale, ma sulla visione strategica della direzione dell’Unione c’è sicuramente una maggioranza di parlamentari europei.”
La campagna elettorale è stata molto sentita, sia in Italia che negli altri paesi Ue. Un segnale che andiamo sempre di più verso una vera politica comune europea?
“Il contesto internazionale è attualmente molto delicato e molto difficile, con una guerra in Europa dopo l’aggressione russa all’Ucraina, tensioni crescenti in Medio Oriente con il rischio di un’altra guerra tra Israele e Iran e un fronte sempre più aggressivo di regimi autoritari, pensiamo alla Cina, alla Russia, all’Iran o alla Corea del Nord. In questo contesto molto complesso l’Europa conta nel mondo meno del 10% della popolazione e ha davanti a sé sfide sempre più strategiche, non solo l’instabilità geopolitica e le guerre, ma anche i cambiamenti climatici, i flussi migratori, il decremento della popolazione e quindi le crisi demografiche.
Alla luce di tutto questo, l’opinione pubblica, noi cittadini europei siamo sempre più consapevoli che o si rafforza la barca in cui ci troviamo, in questo mare sempre più tempesta, o rischiamo, andando in ordine a spasso, di affondare. E in questo scenario, inquietante sotto molti punti di vista, ci metto anche l’elezione di Trump, che non farà sconti all’Unione Europea, ma che ha come risvolto positivo quello di rafforzare la convinzione dei cittadini che la strada su cui siamo è quella giusta.”
L’Italia, a livello di rilevanza tanto in Ue quanto a livello mondiale, che grado ricopre alla luce di questi risultati?
“L’Italia è un grande paese fondatore dell’Unione Europea, filo atlantico, membro della Nato, ha un governo stabile, e sappiamo come la stabilità nelle relazioni internazionali pesa, ha ben 76 parlamentari europei, nei voti ponderati al Consiglio pesa quanto la Francia e più della Spagna e della Polonia. Siamo sempre stati vicini al popolo americano, siamo uno dei paesi più amici in Occidente degli Usa. L’Italia è centrale anche per la sua posizione geografica, un grande paese in mezzo al Mediterraneo, un’area sempre più importante e di interesse internazionale.
Quindi sicuramente possiamo avere un ruolo centrale, giocare un ruolo da protagonisti. Ma possiamo farlo tanto quanto siamo consapevoli che dobbiamo muoverci nel quadro delle alleanze, ovvero del G7, dell’alleanza atlantica e, ovviamente dell’Unione Europea. Qualsiasi tentazione di indebolire l’unità europea, magari per sfruttare l’illusione di un rapporto privilegiato con l’amministrazione Trump, sarebbe contrario ai nostri interessi nazionali, che coincidono con quelli di un’Unione Europea forte in grado di negoziare insieme all’Italia buoni accordi con gli Stati Uniti. Insomma, se si deve discutere di commercio lo si faccia con dietro la forza del primo mercato del mondo, quello dell’Unione Europea. Negoziare da soli sarebbe sicuramente autolesionista e contrario, in fondo, ai nostri interessi nazionali.”
A ottobre 2024 c’è stata la plenaria del Parlamento europeo. Quali sono i temi caldi e le priorità su cui si concentrerà la nuova legislatura?
“In cima alla nostra agenda, proprio per lo scenario di cui abbiamo parlato, c’è la difesa della democrazia liberale, quindi la sicurezza e la difesa europea. Noi abbiamo bisogno di un’autonomia strategica e quindi di un’unione per la difesa; dobbiamo riuscire a sfruttare tutta l’economia di scala della nostra industria della difesa e quindi non ragionare più come 27 industrie o 27 bilanci, ma ragionare con un bilancio europeo per la difesa. Abbiamo bisogno di una politica industriale europea, di un mercato dei capitali europeo, di un’unione fiscale europea per darci più risorse. Una direzione inevitabile e questa è la sfida dei prossimi anni.
Il Parlamento europeo in primis ha chiesto la riforma dei trattati. Non si possono avere microchip europei, un’intelligenza artificiale innovativa o delle tecnologie d’avanguardia senza rafforzare le risorse e soprattutto senza mettere in comune più risorse. Non fare le riforme per rafforzare l’Unione e andare in ordine sparso sarebbe un errore che ci condannerebbe al declino e all’irrilevanza.”
Secondo lei le basi ci sono?
“Io sono ottimista, nel Parlamento europeo ci sono delle maggioranze molto solide. Adesso si tratta di lavorare al Consiglio, è chiaro che l’ultima parola poi ce l’hanno i capi di stato e di governo e da questo punto di vista l’Italia può giocare un ruolo molto importante. Ma bisogna trovare un accordo con la Germania, uno con la Francia, con la Polonia, con la Spagna. Da qui poi costruire un’unione per la difesa e una dei capitali, e lavorare per un’unione più democratica, senza veto e che possa un domani allargarsi ai balcanici d’Europa, pensiamo all’Ucraina e alla Moldavia. Senza queste riforme, senza rafforzare l’unità europea, senza un processo decisionale più efficiente, anche gli allargamenti futuri diventerebbero insostenibili. Spetta adesso ai nostri premier, a cominciare dal Premier italiano, lavorare in questa direzione.”
di Susanna Fiorletta

