Intervista a Elena Grech, Direttrice f.f. della
Rappresentanza in Italia della Commissione Europea
Direttrice, in seguito alle elezioni di giugno abbiamo assistito alla nascita anche della nuova Commissione a guida Ursula von der Leyen lo scorso settembre. Quali sono gli equilibri di questa nuova composizione?
“È un Parlamento spostato più a destra, e la composizione della nuova Commissione riflette gli equilibri politici odierni. Una Commissione che avrà 14 membri di destra, e i restanti di provenienza dal campo dei socialisti e dei liberali. Nel frattempo i venti di guerra impauriscono, e la gente ha bisogno di sentirsi più sicura, protetta e difesa; cosa che potrebbe aumentare lo spirito nazionalista, venendo a mancare un po’ l’altruismo. Facendo un bilancio fra i maggiori gruppi parlamentari, rispetto alle politiche del 2019, vediamo che i popolari europei sono molto cresciuti e rimangono il gruppo di maggioranza. A destra dei popolari troviamo invece i conservatori e il nuovo partito dei patrioti e sovranisti.”
E quali invece le priorità di questa Commissione?
“Le priorità cambiano al passo dei tempi. Sicuramente però tra queste rimangono gli obiettivi climatici, ovvero l’obiettivo dell’Unione Europea di arrivare alla riduzione prima e a emissioni zero al 2055. Ma su questo bisogna tenere conto della sofferenza dell’industria e dei cambiamenti nel mercato dell’auto. C’è poi da garantire un “level playing field” con i nostri partner commerciali. Penso al fatto che l’Unione Europea abbia chiesto alla Cina di rivedere i prezzi dei prodotti venduti in Europa.
Un’altra priorità è poi, ovviamente, la politica geostrategica della Commissione, che sarà molto influenzata dall’altra sponda dell’Atlantico con l’elezione del nuovo Presidente Americano. Ci si dovrà preparare sulla politica commerciale già annunciata nei confronti dell’Ue. In questo ambito la Commissione Europea ha già accelerato, portando recentemente a termine l’accordo commerciale con i paesi del Mercosur, il che andrà a creare la più grande area commerciale al mondo. Aspetto che si rinforzi l’idea di un’Unione che non dipenda più da altri. Abbiamo già imparato la lezione con l’invasione dell’Ucraina, con la crisi energetica, e con i bracci di ferro commerciali. Tutti fattori che spingono l’Unione a diventare autonoma sui diversi fronti, incluso quello della sicurezza.
Sarà, inoltre, un obiettivo di questa Commissione parlare di allargamento e, in considerazione di questo, di una possibile modifica dei trattati. Siamo ancora lontani dall’idea del manifesto di Ventotene di 80 anni fa e alla sua implementazione – l’idea di diventare una federazione europea è lontana, però forse le conseguenze geopolitiche e geo-economiche dell’ultimo anno ci spingono in questa direzione, incluso un rafforzamento del budget comune dell’Unione.”
E per quanto riguarda la difesa comune? Per la prima volta abbiamo proprio un commissario per la difesa, Andrius Kubilius.
“Fino ad ora l’Alto Rappresentante si è occupato anche di sicurezza, ma bisogna distinguere tra sicurezza interna e sicurezza esterna. Avere un commissario alla difesa permetterà di concentrarsi proprio sull’ultima, su quello che dobbiamo fare per proteggerci. E per proteggerci dobbiamo dipendere solo da noi.”
All’Italia invece una vicepresidenza esecutiva con delega ai fondi di coesione e alle riforme previste dal NextGenerationEU. Cosa significa per noi?
“L’Italia, rispetto ad altri paesi, riceve in base sia assoluta che pro-capite, una porzione di budget dell’Unione molto rilevante; di contro ha un sistema di disseminazione e implementazione dei fondi che può risultare abbastanza complesso, suddiviso fra 20 regioni, ognuna con il proprio programma operativo, oltre a dei programmi orizzontali.
Avere un commissario italiano che è stato anche Ministro per gli Affari europei, nonché presidente di regione, e che quindi conosce bene i fondi europei, sicuramente sarà di enorme aiuto; non solo per l’Italia ma per tutti i paesi membri, perché una delle grosse problematiche dei fondi europei è sempre stata la complicatezza, l’eccessiva burocrazia nell’utilizzarli. Il Vicepresidente Fitto potrà invece proporre dei modi più pratici e procedure più semplici.Ricordiamoci inoltre che ci sono anche i fondi del PNRR ancora da utilizzare che scadono nel 2026. L’Italia è uno dei paesi virtuosi in questo senso, perché è arrivata già alla sesta richiesta e approvazione di pagamento. Ma in termini quantitativi sono ancora solo il 30-35% del dovuto verso l’Italia, segno che c’è ancora tanto da fare. È importante dimostrare il successo di questo incredibile esperimento di messa a budget comune, in vista di un’accelerazione a livello Europeo in questo senso, come detto prima.”
Una Commissione che si basa sui principi fondamentali di “prosperità, sicurezza e democrazia” come ricordato dalla Presidente. L’obiettivo è rendere il continente più competitivo? E su quali fronti?
“In alcuni ambiti siamo ancora eccessivamente divisi internamente. Vediamo le differenza tra la posizione europea verso l’Ucraina, con supporto unanime dagli Stati membri, e la posizione europea verso la crisi di Gaza. In Ucraina siamo riusciti a trovare il consenso fra i 27 e quindi abbiamo una voce in capitolo, in Medio Oriente siamo meno capaci di proiettare i nostri interessi, perché l’accordo fra i 27 è più tenue. Questa frammentazione dell’Unione ha un peso. Una frammentazione conseguenza anche di regole ormai vecchie e di modifiche poco coraggiose che non si adattano ai nostri tempi.
Un grande ostacolo al cambiamento è la richiesta di unanimità per la modifica dei trattati. Un altro tema da affrontare è il budget dell’Unione Europea. Nel rapporto Draghi viene indicata la necessità di arrivare a 800 miliardi l’anno, è che possa diventare un budget automatico degli Stati membri, senza più discussioni, emissioni, giochi politici e scambi ogni sette anni per concordare il budget, come è il caso attuale con la rinegoziazione settennale del budget dell’Unione. Se vogliamo veramente arrivare agli obiettivi previsti per un’Europa più forte, questa è l’unica strada.”
Infatti si parla anche di abolire l’unanimità e andare verso un voto di maggioranza.
“Esatto, un’Unione Europea a velocità diverse, che di fatto esiste già. Lo abbiamo visto con la Polonia e un gruppo di otto Stati membri, inclusa l’Italia, che hanno riaffermato il loro impegno verso l’Ucraina. All’interno quindi già esistono diversi raggruppamenti di paesi, quelli Baltici o del Mediterraneo per esempio. Tutti dobbiamo accettare che per il bene comune bisogna rischiare o rinunciare un po’ ai benefici individuali.”
di Susanna Fiorletta

