di Sofia Malaguti, studentessa di Strategic Communication
Università IULM
In un’epoca di sfide globali, emerge un paradosso: la generazione che più si esprime sulla necessità di azioni concrete contro il cambiamento climatico, a favore di una maggiore giustizia sociale e uguaglianza è spesso assente dalle urne. I dati mostrano che i giovani, in particolare la Generazione Z, sono sempre più disimpegnati dalla politica formale. Perché esiste questa disconnessione? E, ancora più importante, come possiamo colmare il divario?
Come membro della Generazione Z, credo che il nostro disimpegno dalla politica non sia dovuto all’apatia ma a uno squilibrio tra la politica tradizionale e il modo in cui ci confrontiamo con il mondo. Per molti giovani il voto è astratto e scollegato dal cambiamento tangibile che cerchiamo. Piuttosto, ci impegniamo in azioni dirette attraverso movimenti di base, proteste e advocacy digitale. Piattaforme come TikTok, Instagram e X sono diventate spazi chiave per il discorso politico in quanto offrono immediatezza ed empowerment, caratteristiche che spesso mancano alla politica tradizionale.
L’impossibilità di votare digitalmente in un mondo in cui lavoro, istruzione e persino banche vivono senza ostacoli online, non solo sembra obsoleta, ma anche inutilmente restrittiva. Il voto online sicuro modernizzerebbe il processo democratico e lo renderebbe più accessibile. Semplificare la registrazione degli elettori e adottare soluzioni digitali potrebbe trasformare il voto in un’esperienza fluida e inclusiva.
Ogni giorno siamo bombardati da narrazioni contrastanti e disinformazione, lasciando molti disorientati e diffidenti nei confronti dei messaggi politici. Anche quando ci impegniamo, le campagne spesso non riescono ad affrontare i problemi sistemici e di lungo termine che risuonano più profondamente in noi, come la riforma del clima, l’equità educativa e la salute mentale. Invece, si concentrano su questioni a breve termine che sembrano scollegate dalle nostre priorità. La generazione Z si preoccupa profondamente di plasmare il mondo, ma cerca un coinvolgimento autentico e significativo.
Dalla mia prospettiva, come membro di questa generazione, autenticità e accessibilità sono essenziali. Per connettersi con noi, la politica deve diventare più riconoscibile riflettendo il nostro linguaggio, la nostra cultura e le nostre esperienze. Le campagne devono utilizzare lo storytelling digitale e amplificare le voci dei giovani promotori del cambiamento, mostrando come gli sforzi individuali possono fare la differenza. Coinvolgerci direttamente nei nostri spazi attraverso sessioni live di domande e risposte, assemblee cittadine interattive o forum su piattaforme potrebbe favorire il dialogo che apprezziamo.
Da un punto di vista strategico, le soluzioni richiedono cambiamenti più strutturali e sistemici. Alcuni autorevoli influencer, ad esempio, potrebbero colmare il divario di credibilità tra le istituzioni politiche e la Generazione Z. Le campagne politiche dovrebbero essere basate sui dati, sfruttando le informazioni sui nostri comportamenti e preferenze per creare approcci personalizzati, come promemoria mirati sulle tornate elettorali in arrivo. Allo stesso modo, l’introduzione nelle strategie di engagement della gamification con quiz interattivi potrebbe incoraggiare la partecipazione. Semplificare i temi politici complessi in contenuti digeribili e visivamente accattivanti, come brevi video o infografiche, li renderebbe più accessibili e condivisibili. Inoltre, fornire piattaforme d’informazione verificate e trasparenti aiuterebbe a combattere la crisi della disinformazione e a ricostruire la fiducia nel discorso politico.
Sia che lo si consideri dal punto di vista di un membro della Generazione Z che da quello di un pensatore strategico, tutte queste soluzioni condividono un terreno comune: la necessità di un impegno genuino per rendere la politica inclusiva, accessibile e in linea con il tempo presente.
Incontrandoci dove siamo, affrontando le nostre priorità e modernizzando i sistemi obsoleti, la politica può diventare uno strumento di emancipazione piuttosto che di frustrazione. La domanda non è se la Generazione Z sia pronta a partecipare, ma se il sistema sia pronto a evolversi. Se sì, il potenziale per una Generazione Z politicamente impegnata è straordinario, e promette una democrazia vivace e inclusiva per gli anni a venire.
In an era of global challenges, a paradox arises: the generation most vocal about climate action, social justice, and equality is often absent from the polls. Data shows that young people, especially Generation Z, are increasingly disengaged from formal politics.
Why does this disconnect exist? And, more importantly, how can we bridge the gap?
As a member of Generation Z, I believe our disengagement from politics is not due to apathy, but a mismatch between traditional politics and the way we engage with the world. For many young people, voting feels abstract and disconnected from the tangible change we seek. Instead, we engage in direct action through grassroots movements, protests, and digital advocacy. Platforms like TikTok, Instagram, and X have become key spaces for political discourse as they offer immediacy and empowerment, qualities that traditional politics often lack.
The absence of digital voting in a world where work, education, and even banking have seamlessly transitioned online feels not only outdated but unnecessarily restrictive. Secure online voting would modernize the democratic process and make it more accessible. Simplifying voter registration and adopting digital solutions could transform voting into a seamless and inclusive experience.
We are bombarded daily with conflicting narratives and misinformation, leaving many disoriented and distrustful of political messaging. Even when we engage, campaigns often fail to address the systemic, long-term issues that resonate most deeply with us such as climate reform, educational equity, and mental health. Instead, they focus on short-term concerns that feel disconnected from our priorities. Gen Z cares deeply about shaping the world but seeks authentic, meaningful involvement.
From my perspective as a member of this generation, authenticity and accessibility are essential. To connect with us, politics must become more relatable by reflecting our language, culture, and experiences. Campaigns need to use digital storytelling and amplify the voices of young changemakers, showing how individual efforts can make a difference. Engaging us directly in our spaces through live Q&A sessions, interactive town halls, or forums on platforms could foster the dialogue we value.
From a strategic perspective, the solutions require more structural and systematic shifts. Trusted influencers, for instance, could bridge the credibility gap between political institutions and Gen Z. Political campaigns should be data-driven, leveraging insights into our behaviours and preferences to create personalized approaches, such as targeted reminders about voter registration or upcoming elections. Similarly, introducing gamification into engagement strategies such as interactive quizzes or small could encourage participation. Breaking down complex policies into digestible, visually compelling content, such as short videos or infographics, would make them more accessible and shareable. Moreover, providing platforms for fact-checked, transparent information would address the misinformation crisis and help rebuild trust in political discourse.
Whether viewed from the lens of a Gen Z individual or a strategic thinker, the solutions share a common foundation: the need for a genuine commitment to make politics inclusive, accessible, and aligned with modern realities. By meeting us where we are, addressing our priorities, and modernizing outdated systems, politics can become a tool for empowerment rather than frustration.
The question is not whether Gen Z is ready to participate but whether the system is ready to evolve. If it does, the potential for a politically engaged Generation Z is extraordinary, promising a vibrant and inclusive democracy for years to come.

