di Veronica Agostoni e Carlotta Zanca, studentesse di
Strategic Communication Università IULM
Dalla sua nascita nel 2016 ad oggi, TikTok ha registrato una crescita e una trasformazione che lo hanno reso uno dei principali colossi digitali, in grado di influenzare profondamente le nuove generazioni.
Questo successo è stato possibile grazie all’efficacia dei contenuti video, brevi e coinvolgenti, vero simbolo della piattaforma. Questi ultimi si allineano con le abitudini di consumo tipiche delle nuove generazioni, caratterizzate dalla rapida fruizione di contenuti mediali.
La piattaforma è in grado di intrattenere e al tempo stesso costituire un potente strumento per la comunicazione politica e la mobilitazione della Generazione Z. Grazie alla sua capacità di persuasione, la piattaforma non solo facilita il dibattito politico, ma spesso amplifica la polarizzazione delle idee e delle molteplici scuole di pensiero, influenzando in modo significativo la sfera sociale e culturale.
Nelle recenti elezioni politiche americane la piattaforma ha ricoperto un ruolo cruciale nel rendere più accessibili e autentici i candidati politici Kamala Harris e Donald Trump. Grazie alla sua capacità di democratizzare la visibilità delle loro campagne elettorali, ha permesso ai leader di connettersi ai giovani elettori in modo più efficace e diretto. Condividendo video ironici, retroscena e aneddoti personali, la piattaforma ha creato un vero e proprio spazio dove i candidati possono umanizzarsi e costruire un rapporto di fiducia con gli elettori. Questo approccio risulta particolarmente efficace, poiché i contenuti genuini e spontanei hanno un maggiore impatto sui giovani rispetto alle campagne elettorali offline, che spesso vengono percepite come artificiose e poco autentiche.
TikTok è un amplificatore della sfera pubblica digitale e ha la capacità di stimolare la diversità di pensiero e di confronto d’idee, con dibattiti aperti e democratici. Nonostante ciò, la sua effettiva influenza sui recenti risultati elettorali americani appare limitata. La piattaforma offre uno spazio che promuove non solo il dialogo interpersonale ma anche la formazione di reputazioni come quelle di Kamala Harris, che è riuscita a consolidare la propria immagine come figura politica e cittadina americana, un esempio di political branding e reputation management. Tuttavia, la “For you page” e gli algoritmi di TikTok amplificano la polarizzazione e isolano gli utenti in echo chamber, impedendo di avere una visione più ampia e articolata della comunicazione politica, riducendo la possibilità di un confronto veramente inclusivo e rappresentativo.
Di conseguenza, mentre TikTok risulta essere efficace per il branding politico, la sua capacità effettiva di influenzare la Generazione Z, i risultati elettorali e favorire un dialogo politico equilibrato risulta essere ancora molto limitata. Pertanto, la piattaforma, per quanto sia stata capace di ridefinire le regole del gioco politico, rischia di accentuare divisioni già esistenti, polarizzando ancora di più le differenze sociali già presenti. Questo fenomeno va in contrasto con i principi fondanti dei social media: la creazione di uno spazio di condivisione e una comunità coesa.
Il futuro di TikTok sembra destinato a rafforzare il suo ruolo di piattaforma ibrida, capace di fondere intrattenimento, comunicazione politica e mobilitazione sociale. Tuttavia, la sfida sarà trovare un equilibrio tra la democratizzazione del dibattito e l’attenuazione degli effetti negativi della polarizzazione, affinché possa contribuire realmente a una sfera pubblica più aperta e inclusiva.
Con la crescente influenza di TikTok sulla società e sulla politica, diventa fondamentale interrogarsi sul ruolo della piattaforma e delle sue dinamiche algoritmiche. La responsabilità di usarla in modo costruttivo non è solo degli sviluppatori, ma anche degli utenti, chiamati a scegliere consapevolmente come partecipare a questo spazio di dialogo digitale.

