AI E FATTORE H. LA SFIDA SOSTENIBILE DELL’INDUSTRIA 5.0

Intervento di Federico Silvestri,
Direttore Generale Media & Business Il Sole 24 ORE

Negli ultimi decenni, il progresso tecnologico è stato così accelerato da poter essere definito, a ragione, rivoluzionario. E rivoluzionario, per rifarsi alle parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è il prodotto di punta, al momento, di questa inarrestabile evoluzione: l’Intelligenza Artificiale. Una tecnologia che sta cambiando, e in futuro cambierà ancora più profondamente, sia la società sia il sistema economico-finanziario e industriale, impattando sulla nostra vita quotidiana e sui processi produttivi, organizzativi e di comunicazione delle imprese.

Una tecnologia, precisiamo subito, la cui adozione è ineludibile per le nostre aziende, pena la perdita di competitività a livello internazionale, schiacciate tra i colossi statunitensi e cinesi, assai più avanti di noi europei nel campo dell’AI. Una tecnologia che, però, solleva anche quesiti etici, riportando al centro dell’attenzione le tre leggi della robotica di Isaac Asimov, che già esperti come il giurista americano Frank Pasquale stanno attualizzando.

Perché il problema, ovviamente, è: in tutte queste trasformazioni, qual’è – e quale deve essere – il ruolo dell’essere umano nella società e nell’azienda in cui lavora? In quest’ultimo ambito, negli ultimi anni è divenuta tematica centrale per le imprese la sostenibilità, concretizzatasi nella direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) dell’Unione Europea, che impone alle imprese di includere nei loro report dettagliate informazioni ESG.

Ora, con l’avvento dell’AI, l’asticella si alza: l’uomo non più solo soggetto passivo, beneficiario delle politiche aziendali, ma protagonista attivo del cambiamento, e non sottomesso alle macchine. In questa direzione va l’approccio umano-centrico della quinta rivoluzione industriale (Industria 5.0), delineata dalla Commissione Europea, secondo la quale la collaborazione tra esseri umani e macchine sarà fondamentale per il successo di qualsiasi impresa e porterà a quella riorganizzazione dei processi produttivi che, in determinate realtà, è già in corso.

Un’interazione che, però, dovrà vedere in cabina di comando sempre il Fattore Umano, anche qualora si realizzasse la previsione delle università di Berkeley e Oxford, secondo cui esiste il 50% di possibilità che l’AI superi gli esseri umani in tutte le mansioni tra 45 anni e che automatizzi tutti i lavori umani tra 120 anni. Una tecnologia, quindi, sempre e solo al servizio dell’essere umano, sostenibile anche dall’homo sapiens, e che lavori per il benessere e la felicità quotidiani di quest’ultimo nell’ambito del concetto di H Factor, con quell’acca che, oltre allo Human, comprende Health, Heart e Happiness.

In sintesi, il Wellbeing: l’ultimo anello per ottimizzare davvero, in tutti i sensi, i criteri ESG a vantaggio di dipendente e datore di lavoro. Uno studio della Oxford University, uscito lo scorso anno su Harvard Business Review, ha non casualmente dimostrato una relazione causale tra lavoratori felici e un aumento del 13% della produttività (senza contare la possibilità di trattenere e attrarre talenti).

Se Frederick Taylor, oltre un secolo fa, aveva riorganizzato l’interazione uomo-macchina per raggiungere una massimizzazione della produzione impossibile alla sola tecnologia senza il Fattore Umano, ora si tratta di ascendere un altro scalino, ripensando il lavoro come realizzazione personale e benessere psicofisico dell’individuo.

Una delle priorità per il 97% delle aziende italiane, stando all’H&B, Benefits and Trends Report Italia 2024 di Aon Italia in collaborazione con l’Università di Pavia. Priorità che si è manifestata successivamente alla pandemia di Covid, che ci ha imposto un vero cambio di paradigma, considerando sempre più l’“acca” di Health e Happiness nell’H Factor.

Una strada dalla quale non si torna indietro, ma che, associata a un corretto utilizzo umano-centrico delle nuove tecnologie, può risultare vincente socialmente ed economicamente per il sistema Paese, nel segno dell’H Factor.

Federico Silvestri
Delegato di 24 Ore Cultura, Amministratore Delegato del Sole 24 Ore Eventi e Direttore Generale Radio 24. Per conto del Gruppo 24 ORE è inoltre Amministratore Delegato delle controllate 24 Ore U.K. e 24 Ore U.s.a. e presidente di T.E.R. (Tavolo Editori Radiofonici), e membro del CDA di PER (Player Editori Radiofonici) e AUDIPRESS; Consigliere Federale FCP (Federazione delle Concessionarie Pubblicità), Consigliere Generale di Confindustria Radio TV, di AICC Confindustria (Associaz. Imprese Culturali e Creative) e di ASSOLOMBARDA (Gruppo Media).Silvestri, nato a Milano nel 1971, laureato in Giurisprudenza all’Università “La Sapienza” di Roma, nel corso del proprio percorso professionale ha ricoperto diversi ruoli all’interno di alcuni dei maggiori gruppi editoriali e concessionarie pubblicitarie.Dopo aver iniziato in Deutsche Bank, occupandosi di finanza personale, è passato nella divisione Radiocor del Gruppo 24 ORE come Account Manager Grandi Clienti. Ha poi partecipato nel 2001 alla start-up di e.Biscom, poi divenuta Fastweb. Dopo aver fatto parte per un triennio della divisione Broadcast di RCS Mediagroup, che si occupava di radiofonia e produzione di contenuti, è stato il responsabile del Business Development dell’Ansa.Nei successivi 10 anni in PRS Mediagroup, per la quale è stato CEO di tutte le società del Gruppo, ha guidato la raccolta pubblicitaria ed ha inoltre accompagnato il Gruppo nell’espansione del business in campo editoriale attraverso una serie di start-up ed acquisizioni.

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