Intervento di Enzo Peruffo,
Professore Ordinario di Strategia d’impresa e Dean della Luiss Graduate School
Di fronte a un’Intelligenza Artificiale sempre più pervasiva e a sfide globali interconnesse, qual è oggi il ruolo dell’istruzione nella formazione dell’essere umano?
In un’epoca in cui il World Economic Forum 2025 ci avverte di una crescente “skills disruption” – il 44% delle competenze lavorative cambierà nei prossimi cinque anni – e gli employer ribadiscono l’urgenza di formare cittadini globali e resilienti, l’università è chiamata a un salto evolutivo. Non più solo luogo di trasmissione di sapere, ma laboratorio di trasformazione integrale della persona. È questa la direzione che gli istituti formativi dovranno seguire: ripensare la formazione mettendo davvero lo studente – con la sua unicità, le sue emozioni, la sua visione – al centro.
La nuova scala di priorità: dallo skill gap alla centralità umana
Se la dimensione delle competenze tecniche e digitali rimane essenziale, è ormai evidente che non basta. Recenti dati (NdR: WEF, QS et al.) convergono su un punto: le competenze trasversali, come il pensiero critico, la collaborazione, la gestione dell’incertezza e l’etica, saranno decisive per il futuro del lavoro e della società. Ma come allenarle, se non attraverso un’esperienza educativa che coltivi relazioni autentiche, senso di scopo e consapevolezza?
La risposta non è solo tecnologica, ma profondamente umana: l’intelligenza artificiale può potenziare i processi educativi solo se integrata in un disegno più ampio che valorizzi l’intelligenza emotiva, la creatività e la capacità di apprendere a imparare.
AI e formazione sostenibile: un nuovo patto educativo fondato sul fattore umano
Adottare l’AI senza perdere l’H Factor – il fattore umano – significa preservare lo spazio insostituibile della relazione tra docente e studente, intesa come alleanza formativa. È qui che si gioca lo sviluppo emotivo, sociale e cognitivo dello studente. È qui che si forma la coscienza critica necessaria per affrontare i dilemmi etici dell’epoca algoritmica.
Come suggeriscono recenti contributi scientifici (NdR: Integrating ESG into Higher Education Curriculum, Alenezi & Alanazi, 2024), l’educazione sostenibile si costruisce su sei pilastri: interdisciplinarità, applicazione pratica, engagement degli stakeholder, miglioramento continuo, leadership etica e una cultura della responsabilità. In questo senso, lo studente diventa co-creatore del proprio percorso formativo, attore attivo in un ecosistema che riflette – e influenza – il mondo reale.
Dai dati all’azione: tre direzioni concrete per l’università ESG+H
Le più recenti correnti di letteratura accademica concordano – ormai da anni – sulla necessità di integrare i valori ESG nell’istruzione superiore. Ma come farlo? Di seguito tre filoni di azioni trasformative, già adottate da alcune università all’avanguardia:
- Modularizzazione del sapere – Offrire percorsi flessibili, lifelong, costruiti su microcompetenze aggiornabili, capaci di rispondere in tempo reale ai mutamenti dell’industria e ai bisogni della persona. Questo approccio consente una personalizzazione del percorso educativo, favorendo un apprendimento continuo e adattivo.
- Curricula ESG-integrati – Introdurre la sostenibilità e la responsabilità sociale come soft skill centrali in tutti i moduli e in tutti gli insegnamenti, e non come contenuti a sé stanti, superando la frammentazione disciplinare. Lo sviluppo del pensiero sistemico viene riconosciuto come una competenza trasversale chiave, utile per formare cittadini consapevoli e agenti di cambiamento.
- Metriche condivise e partecipate – Valutare l’impatto educativo attraverso strumenti inclusivi e dinamici. Il ciclo PDCA (Plan, Do, Check, Act) consente di integrare le voci di studenti, docenti e stakeholder nella definizione degli obiettivi formativi e nelle azioni correttive, rafforzando la qualità in chiave partecipativa.
Non si tratta solo di un cambiamento tecnologico, ma valoriale. Il World Future Skills Index lo dimostra: Paesi con alta Academic Readiness e forte Skills Fit, come il Regno Unito e la Germania, sono anche quelli con performance economiche più resilienti. Non è un caso: rimettere l’umano al centro della formazione è la strategia più data-driven che possiamo adottare.
L’università del futuro è quella che forma competenze, ma anche coscienze. E oggi abbiamo i dati, le visioni e le leve per agire. Il tempo della trasformazione non è domani. È adesso.

