Intervento di Thomas Roulet, Cambridge Judge Business School, UK
Il “Fattore H” – la nostra capacità di abilità distintamente umane e di adattabilità – è destinato a diventare sempre più rilevante per le organizzazioni.
Questa crescente rilevanza è strettamente connessa alla diffusione delle tecnologie di intelligenza artificiale generativa. Poiché questi strumenti riducono le differenze tra competenze basse e alte, il fattore umano emerge come il principale elemento di differenziazione. Recenti ricerche del Boston Consulting Group dimostrano questo cambiamento in modo decisivo: i consulenti che utilizzano l’IA generativa hanno ottenuto miglioramenti fino a 49 punti percentuali su compiti complessi al di fuori della loro esperienza.
Questo livellamento tecnologico significa che il “fattore H” – la nostra capacità di sfruttare le nuove tecnologie in modo complementare, adattarci rapidamente e riapprendere continuamente – diventa un fattore critico di successo per le organizzazioni. Si sta inoltre assistendo a una rinnovata enfasi sull’importanza della socializzazione e della collaborazione efficaci come fattori di vantaggio strategico.
Per i leader in particolare, le competenze essenziali sono l’adattabilità e la resilienza, non solo a livello individuale, ma come capacità organizzative che devono coordinare attivamente. Oggi, la leadership esige che i manager dimostrino concretamente queste qualità, insieme alla capacità di prevedere e identificare le evoluzioni future prima che si materializzino.
Questa necessità del fattore H contrasta anche con la recente decisione di diverse aziende di ridimensionare le iniziative DEI e le assunzioni: le organizzazioni non possono sostenere bacini omogenei di talenti quando l’innovazione e l’adattamento sono necessità esistenziali. Devono continuare ad attingere a talenti diversi per genere, generazioni e molteplici dimensioni per costruire efficacemente un vantaggio competitivo.

