Intervento di Martina Topić-Rutherford, University of Alabama, USA
Con la trasformazione del panorama imprenditoriale ad opera dell’intelligenza artificiale, l’importanza del “fattore H” diventa sempre più determinante per il successo organizzativo. Sebbene la tecnologia continui ad avanzare a un ritmo considerevole, questa dimensione umana rimane il fondamento essenziale su cui si costruiscono le imprese di successo. In questo contesto, il contributo femminile alla preservazione e al potenziamento dell’elemento umano risulta particolarmente vitale.
L’IA presenta sfide significative per le donne in numerosi settori. Analizzando le proiezioni e le tipologie di impieghi in fase di sostituzione – editing, scrittura, supporto amministrativo e altri ruoli tecnici in vari ambiti – si evidenzia come queste posizioni siano prevalentemente occupate da donne. Questa trasformazione tecnologica minaccia di invertire i progressi duramente conquistati nell’uguaglianza sul posto di lavoro, conseguiti attraverso decenni di impegno concertato e attivismo.
Tuttavia, ritengo che le donne possiedano peculiari punti di forza che offrono un vantaggio competitivo non replicabile dall’IA. Ciò che le donne possono valorizzare è la loro capacità di concentrarsi sulla costruzione di relazioni, sull’intelligenza emotiva e sulla comunicazione interpersonale. Storicamente, le donne hanno eccelso negli ambienti professionali non solo per le competenze tecniche, ma per la loro abilità nel promuovere connessioni e costruire rapporti.
L’IA non può instaurare relazioni autentiche, essendo priva di empatia genuina e della capacità di comunicare efficacemente le idee. Non può percepire l’atmosfera di un ambiente, avvertire tensioni inespresse o adattare gli stili comunicativi a diverse personalità e contesti nel modo in cui gli esseri umani fanno naturalmente.
Queste qualità peculiarmente umane empatia, persuasione, intuizione e connessione autentica rappresentano il futuro della leadership in tutti i settori e incarnano il fattore H che le organizzazioni devono mettere al centro per mantenere la competitività. Numerosi settori non possono funzionare efficacemente senza le competenze relazionali che le donne spesso apportano. Mentre gli aspetti tecnici di vari ruoli diventano automatizzati, il nucleo di un’impresa di successo rimarrà profondamente umano, con le donne a svolgere un ruolo cruciale nel mantenimento di questo elemento essenziale.
In un contesto in cui il sostegno politico alle iniziative per la diversità sta retrocedendo, scorgo un’opportunità unica per le organizzazioni lungimiranti di assumere un ruolo guida. Coloro che continueranno a dare priorità al contributo femminile al fattore H saranno ricordati per la loro preveggenza e ne trarranno beneficio economico attraverso relazioni potenziate con gli stakeholder, soluzioni innovative ai problemi e una reputazione positiva. In effetti, le ricerche continuano a dimostrare che consumatori e stakeholder sostengono ampiamente iniziative autentiche per la diversità e tendono a favorire le organizzazioni che dimostrano un impegno genuino verso questi valori. Riconoscendo il valore strategico di competenze quali la costruzione di relazioni, l’intelligenza emotiva e l’empatia come risorse aziendali vitali anziché capacità “soft” o secondarie, le organizzazioni possono garantire che le donne continuino a contribuire significativamente in tutti i settori.
Per i leader che intendono massimizzare il fattore H legato al valore delle donne nelle loro organizzazioni, raccomando un esame approfondito dei comportamenti dirigenziali, dei criteri di promozione e delle pratiche di reclutamento. È necessario valutare criticamente quali qualità siano apprezzate nelle posizioni di leadership e come tali valutazioni possano contenere pregiudizi latenti che penalizzano le donne. I dipartimenti di risorse umane e i dirigenti senior dovrebbero guidare questo cambiamento poiché, nonostante le politiche formali di uguaglianza, le dinamiche informali e i pregiudizi inconsci continuano a influenzare potentemente chi avanza verso posizioni di leadership e i leader tendono a fare da mentori e promuovere persone simili, perpetuando gli squilibri esistenti. Le organizzazioni dovrebbero considerare l’implementazione di programmi specifici per identificare e sviluppare donne con forti qualità relative al fattore H, assicurando che dispongano di percorsi chiari verso posizioni di leadership.
Il ritorno di investimento per tali iniziative si estende oltre le metriche della diversità. Quando le organizzazioni sfruttano pienamente il contributo femminile al fattore H, diventano più adattabili, innovative e resilienti di fronte al rapido cambiamento tecnologico.
Il messaggio è chiaro: pur abbracciando i progressi tecnologici, le organizzazioni devono deliberatamente preservare e valorizzare il contributo femminile al fattore H. Non si tratta solo di uguaglianza o responsabilità sociale—sebbene questi aspetti rimangano importanti—ma fondamentalmente di efficacia organizzativa e vantaggio competitivo in un mondo sempre più guidato dall’IA, dove la connessione umana significativa conta più che mai.

