GEN Z E INFORMAZIONE: TRA FIDUCIA, DIALOGO E SFIDE DIGITALI

Alice Deon e Lucrezia Leone, studentesse di Strategic Communication, Università IULM

Dimenticate il telegiornale delle 20 e il quotidiano fresco di stampa ogni mattina. Nel mondo di oggi l’informazione non ha più orari fissi: è diventata un flusso costante e ininterrotto. Per la Gen Z, i nativi digitali nati a cavallo tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2010, la sfida non è cercare notizie, ma capire di chi fidarsi in un mare di contenuti. L’informazione è ormai un sottofondo continuo tra meme, video virali e contenuti personali: per i giovani cresciuti in questa realtà, questo non è un dettaglio – è la base del loro rapporto con il mondo e con i media.

Secondo lo Youth Survey 2025, quasi la metà degli under 30 si informa esclusivamente tramite social. E non solo: Instagram è la prima fonte di notizie, seguito da TikTok e YouTube, mentre Facebook perde progressivamente interesse tra i più giovani. I dati confermano il declino della stampa: nel 1998, oltre il 67% dei giovani leggeva quotidiani. Nel 2023, i lettori tra i 18 e i 24 anni sono scesi a circa 600.000, un crollo del 60,89% rispetto agli anni precedenti (Data Media Hub, 2023).

I giornali e la televisione continuano a parlare prevalentemente a un pubblico adulto, lasciando invece ai social il compito di informare i più giovani. I social hanno rivoluzionato il linguaggio giornalistico, evolvendosi dall’essere delle mere piattaforme di intrattenimento a dei veri e propri canali di informazione. Per emergere, un contenuto deve catturare l’attenzione in pochi secondi.

Questo ha spinto testate come The Guardian e Il Post a presidiare TikTok, sperimentando un tono più semplice e confidenziale, con giornalisti che parlano direttamente al pubblico giovane, stabilendo una connessione diretta e personale. Scelte strategiche vincenti perché riconoscono che l’informazione deve entrare in sintonia con il pubblico generando intimità e continuità, elementi che la Gen Z considera essenziali. Il principale ostacolo per l’informazione tradizionale è la fragile fiducia che i giovani ripongono in essa.

Cresciuti tra crisi economiche, emergenze sanitarie e un flusso costante di fake news, la Gen Z ha maturato una mentalità critica e ha imparato a non accettare passivamente tutto ciò che legge. La Gen Z ha sviluppato la capacità di riconoscere un linguaggio forzato e inautentico. Per questo, ricerca fonti chiare, dirette e affidabili. La sua disillusione non è rivolta a un media specifico, ma a un sistema che sembra privilegiare la polarizzazione e il sensazionalismo a scapito della veridicità.

Al contempo, una nuova sfida emerge: la “News Selective Avoidance”, la tendenza a evitare notizie considerate troppo negative o polarizzanti è in crescita – nel 2023 riguardava il 36% degli intervistati, sette punti in più rispetto al 2017 (Reuters Institute). Spesso la Gen Z viene accusata di superficialità, ma in realtà ciò che ha elaborato è un filtro selettivo.

Nonostante il continuo ‘scrollare’, è comunque in grado di fermarsi quando un contenuto si allinea ai loro interessi e valori. Vogliono notizie che abbiano un volto, un tono umano, e che non si limitino a presentare dati, ma che offrano gli strumenti per interpretarli. Il futuro dell’informazione non si basa sulla sola produzione di contenuti, ma sulla costruzione di fiducia e dialogo.

I media che sapranno ascoltare la voce del pubblico, anziché limitarsi a trasmettere la propria, avranno la possibilità di orientarsi e mantenere rilevanza in questo mare di notizie.

La sfida per l’informazione tradizionale non è solo tecnologica, ma culturale: deve ritrovare il suo ruolo di mediatore e facilitatore, offrendo spazi di discussione che vadano oltre la semplice trasmissione di notizie. I media che parlano dall’alto hanno perso l’attenzione delle giovani generazioni. Ma quelli in grado di creare un dialogo hanno ancora la possibilità di guidarli.

Perché ciò che vuole la Gen Z non è smettere di informarsi: è poter credere che l’informazione sia ancora uno spazio in cui valga la pena fermarsi.

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