IDENTITÀ PUBBLICA E DIMENSIONE SPORTIVA: UN EQUILIBRIO NECESSARIO

di Federico Bicelli, Campione paralimpico di nuoto

Negli ultimi anni ho visto crescere in modo significativo la mia esposizione pubblica, soprattutto dopo i risultati di Parigi. Media, tifosi e piattaforme digitali partecipano attivamente alla costruzione della mia narrazione: oggi anche una singola notizia può raggiungere un pubblico molto più ampio e generare grande attenzione, trasformando rapidamente un piccolo episodio in qualcosa di molto visibile. Nonostante questo, credo che anche nello sport di alto livello sia possibile mantenere un buon controllo della propria immagine. Allo stesso tempo, è inevitabile che ciò che mi riguarda venga subito diffuso e reinterpretato, rendendo la gestione della comunicazione più complessa rispetto al passato. Per questo, avere qualcuno che supporta e coordina la presenza sulle varie piattaforme è un aiuto concreto per mantenere coerenza.

Penso che ogni atleta debba essere libero di condividere ciò che sente più vicino ai propri valori e alle proprie idee. Personalmente, ho percepito questa responsabilità in modo forte, anche perché ho la possibilità di mostrare non solo la mia parte sportiva, ma anche quella personale. Essere una persona con disabilità mi ha portato a trasformare quella che per molti è una difficoltà in un punto di forza, un elemento che ha contribuito a costruire il mio percorso. Questo comporta una responsabilità doppia, perché il messaggio che trasmetto può influenzare chi mi segue, ma credo sia possibile gestirla restando autentici e coerenti.

A volte noto come alcuni atleti esprimano opinioni senza considerare davvero l’impatto che possono avere. Per questo ritengo importante comunicare con attenzione, evitando messaggi che possano risultare limitanti o poco costruttivi. Avere un pubblico crea un legame anche con persone che non si conoscono direttamente, ma che ti seguono e ti vedono come un modello. È qualcosa che mi rende orgoglioso e che mi spinge a essere un esempio positivo, non solo come sportivo ma anche come persona.

Nel mio percorso, la dimensione del gruppo ha sempre avuto un ruolo importante. Può succedere che la reputazione individuale influenzi quella del gruppo, o viceversa, ma personalmente non mi è mai capitato in modo negativo. Ho sempre trovato un ambiente di allenamento disponibile, aperto ai cambiamenti e alle influenze positive. All’interno della squadra esiste un forte senso di unione: ognuno ha la propria immagine, ma siamo tutti sullo stesso piano.

Questa interdipendenza si gestisce molto in base al contesto e alle persone con cui si lavora. Quando si è in gruppo, ogni comportamento o risultato ha inevitabilmente un impatto anche sugli altri, mentre nelle situazioni individuali tutto cambia. Per questo è importante sapersi adattare, mantenendo sempre rispetto e coerenza, sia negli allenamenti sia durante gli eventi. Quando le influenze sono positive, il gruppo le accoglie e le trasforma in un’occasione di crescita condivisa, alimentata dalla curiosità di migliorarsi insieme, non solo come atleti ma anche come persone.

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