LA DIETA MEDIATICA DEI GIOVANI È UNA RIVOLUZIONE COPERNICANA NELL’EDITORIA

Federico Silvestri, Amministratore Delegato Gruppo 24 ORE

La vertiginosa evoluzione tecnologica degli ultimi anni è andata di pari passo, strettamente collegata, con un cambiamento culturale che ha profondamente trasformato i nostri stili di vita in una società nella quale ormai “tutto va veloce”. L’esplosione di Internet nella seconda parte degli anni ‘90, in particolare, ha dato il via a una rivoluzione nelle modalità d’informazione – e, quindi, nel mondo dei media – che, non a caso, vede protagonista la popolazione nata proprio a partire da quegli anni: i nativi digitali.

Basta osservare i dati del 20° Rapporto sulla comunicazione stilato dal Censis per vedere come il 70,3% degli appartenenti alla Generazione Z (14-29 anni) rifiuta i media tradizionali. In particolare, i giornali cartacei, al potere a partire dalle gazzette stampate nel XVII secolo, hanno perso il loro scettro secolare: solo il 3,4% dei giovani dichiara di aver utilizzato negli ultimi sette giorni quotidiani cartacei a pagamento. Morale: nel 1990 si vendevano al giorno 6,8 milioni di copie di quotidiani, oggi 1,2 milioni.

L’unico media tradizionale a tenere in quella fascia d’età, che rappresenta non solo il presente, ma anche il futuro degli utenti, è la televisione: il 22,5% nell’ultima settimana ha visto un telegiornale e il 9,5% è andata su canali all news. I giornali radio sono, invece, appena al 5,5%. I nuovi dominatori dell’informazione, stando al report citato e a tutti gli studi settoriali, sono i social network: il 31,2% degli GenZ ricorre a Instagram, il 29,7% a TikTok, il 25,6% a Facebook, il 22,8% a YouTube.

Una rivoluzione copernicana nel mondo dell’editoria e del giornalismo: per gli editori, perché sono costretti a stare al passo non solo con le nuove tecnologie, ma anche con le esigenze degli utenti più giovani; per i giornalisti, che vedono a rischio il loro ruolo di intermediari tra i fatti accaduti e il pubblico (non sono più i soli a definire ciò che è e ciò che non è notizia). La domanda da porsi, a questo punto, è come cavalcare il cambiamento, per non esserne travolti. Perché un dato è certo: indietro non si torna. I giovani vanno accompagnati, magari guidati e sicuramente protetti, ma le loro esigenze vanno rispettate. Né funziona la retorica che vuole i ragazzi non interessati a informarsi (8 su 10 ritengono che sia un diritto e un dovere) o succubi dei vari influencer che, sì, seguono, ma con la tendenza, evidenziata sempre dal Censis, “a valutare e riconsiderare criticamente il loro ruolo”.

Perciò gli editori devono trovare e sviluppare sempre più soluzioni digitali attraverso le quali convolare le notizie verificate dei giornalisti. Una necessità che diventa vitale per la sopravvivenza stessa delle democrazie occidentali in un’era di infodemia e disinformazione (le fake news) che un utilizzo criminale dell’intelligenza artificiale sta già amplificando. Va ricordato che gli utenti dei media sono o saranno anche elettori, quindi, è necessario siano correttamente informati per formarsi le proprie libere opinioni ed evitare che diventino preda di falsi maestri virtuali. Danni certamente notevoli, ma a livello di singoli, possono arrivare dalla scorretta informazione in campo sanitario o finanziario che si può trovare online a piene mani.

La verifica delle fonti è essenziale e questa è una vera battaglia per vincere la quale occorre che le famiglie e soprattutto il sistema scolastico si alleino agli editori per sviluppare le capacità critiche digitali di figli e studenti fin da bambini. Altre questioni con le quali confrontarsi sono, poi, la richiesta da parte della GenZ di engagement e di sintesi comunicativa, che rischiano di mettere a repentaglio la qualità informativa. Tematiche sulle quali il Gruppo 24Ore sta lavorando attivamente: con il lancio del canale televisivo sul digitale terrestre è diventato il primo polo editoriale italiano ad avere una piattaforma multimediale completa. In particolare, va segnalato il crescente successo dei podcast, che al pari dei social network creano tramite storytelling avvincenti una connessione emotiva con il pubblico e ne tengono alta l’attenzione, riuscendo, nel contempo, a fornire un’informazione giornalistica accurata e approfondita.

Torna in alto