LA NUOVA INFORMAZIONE TRA INTUIZIONE UMANA E INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Intervista a Federico Silvestri, Direttore Generale Media & Business Gruppo 24 Ore, CEO di 24Ore Cultura e di 24Ore Eventi

La storia è cambiamento. E il modo di comunicare, informarsi, si trasforma. Soprattutto negli ultimi decenni. Quali trasformazioni ha subito?

“Il grande spartiacque nell’industria della comunicazione e dell’informazione è stato l’avvento del digitale. A partire da internet. Lì il mondo è cambiato radicalmente, tutto quello che era prima non è stato dopo. Internet ha cambiato tutto il paradigma e tutte le metriche sia da parte di chi produce o presidia l’informazione e la comunicazione, sia da parte di chi fruisce. La fine degli anni ‘90 è stata l’inizio di un nuovo mondo, di un percorso travolgente e di un’accelerazione tecnologica mai vista prima. Eppure oggi la parola internet già evoca qualcosa di vecchio, non più attuale, grazie all’evoluzione tecnologica, agli sviluppi che hanno portato alla necessità da parte di chi produce informazione e di chi comunica ad adeguarsi a un cambiamento continuo, rolling, che ci pone sempre di fronte a nuove sfide. E oggi siamo davanti a quella dell’intelligenza artificiale.” 


Oggi che la comunicazione è immediata, avviene in tempo reale, che ruolo hanno oggi gli intermediari dell’informazione?

“Vero che questi grandi cambiamenti basati sull’evoluzione tecnologica hanno cambiato le abitudini di fruizione e i paradigmi a cui facevamo riferimento. Altrettanto vero però che gli intermediari continuano a giocare un ruolo decisivo, perché più l’informazione e la comunicazione sono immediate, tante più fonti e messaggi vengono creati. Chi professionalmente presidia l’informazione e la comunicazione ha proprio il compito di essere il riferimento per chi fruisce rispetto a un’offerta informativa e comunicativa enormemente dilatata. Nel paradosso delle cose, credo che il ruolo di intermediazione non solo è più importante di prima, ma, cercando di immaginare quello che accadrà nel futuro, diventa sempre di più un riferimento. Più l’evoluzione dilata l’accesso all’informazione e alla comunicazione, più l’intermediario professionale, che è un riferimento riconosciuto, diventa determinante. Questo lo possiamo esemplificare con l’intelligenza artificiale, perché quando la tecnologia è capace di produrre autonomamente ci vuole il garante della qualità e dell’attendibilità che non può che essere l’intermediario di qualità.”

Rimanendo in tema, con l’utilizzo estensivo dell’IA generativa quali sono oggi i rischi per l’informazione e per chi la fa?

“Tra i rischi, sicuramente quello di non utilizzarla correttamente. Senza dubbio, non possiamo che considerarla un’opportunità irrinunciabile, ma dobbiamo guardarla nel suo insieme, a 360 gradi. Vanno quindi fissati dei principi, etici e normativi. Il compito del legislatore è fissare, da una parte, principi normativi per disegnare i confini di utilizzo di uno strumento che può essere certamente utile ma che conosce delle insidie in termini di abuso. Dall’altra, dei principi etici, definire qual è la corretta relazione tra l’apporto umano e l’intelligenza artificiale. Noi come Gruppo 24 Ore, pensiamo, per quello che oggi ci è dato di sapere, che l’utilizzo corretto degli strumenti di intelligenza artificiale non può che essere interpretato a supporto dell’apporto umano, quindi un grande facilitatore, un acceleratore di efficacia, ma sempre al servizio della responsabilità e dell’intuito dell’uomo, a nostro avviso insostituibile. La fissazione dei principi preserva qualsiasi rischio di non corretto utilizzo di uno strumento di portata assoluta come l’intelligenza artificiale generativa.”


Il linguaggio, la comunicazione, è tratto distintivo dell’uomo rispetto alle macchine. Cosa succede se deleghiamo la nostra unicità a una macchina?


“Potremmo andare incontro a una serie di rischi e di inefficienze perché quello che è insostituibile è, come dicevo prima, proprio l’intuito umano. Delegando all’intelligenza artificiale, ad esempio, l’attività di costruzione dell’informazione il rischio è di creare un’omologazione sulla base di riferimenti precostituiti che invece tradiscono il senso del presidio dell’informazione. Se parliamo di presidio in termini di notizie, sono tante quelle che nascono sulla base di un intuito iniziale, dalla capacità di scavare per tirare fuori la verità, per realizzare una struttura complessa e completa, ma se viene tradito il punto di partenza, una macchina difficilmente sarà in grado di individuarlo, questo tipo di notiziabilità sfuggirebbe al controllo e ci sarebbe un’omologazione. C’è poi il rischio di un appiattimento di opinioni e di linguaggio, che sicuramente sarebbe un passo indietro non certo in avanti. È nella natura umana coltivare l’estro, questo è indelegabile. Mentre, in termini di supporto, attraverso l’intelligenza artificiale si può sicuramente lavorare meglio e risparmiare tempo, perché dà una completezza di vista insostituibile. In questi termini, il connubio tra apporto umano e intelligenza artificiale ci permetterà di fare un grandissimo passo avanti.”

di Susanna Fiorletta

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