NUOVI AMBIENTI URBANI LA NUVOLA LAVAZZA A TORINO

Intervento di: Cino Zucchi, Architetto. Fondatore di CZA 

Per un abitante della città europea, il concetto di “urbanità” appare intuitivo. Esso unisce percezioni di natura sia spaziale che sociale: lo spazio rassicurante delle strade e delle piazze costituisce lo sfondo dell’incontro quotidiano tra diverse persone e attività.

Il centro della città di Torino, con la sua maglia regolare, le lunghe sequenze di portici, i suoi caffè un po’ fuori moda rappresenta l’incarnazione perfetta di questo modello urbano conosciuto e amato. Oltre il suo perimetro consolidato, siamo oggi alla ricerca di una “nuova urbanità” che includa al suo interno – insieme alla grande lezione degli ambienti storici – una risposta alle nuove sfide delle contemporaneità: la sensibilità nei confronti della natura, la capacità di dialogo tra civiltà diverse, il rapporto tra luoghi specifici e dimensione globale, l’evoluzione dei modi di abitare e di lavorare, la capacità di rigenerare luoghi abbandonati portando in essi la varietà e la ricchezza della vita collettiva. 

Tutti questi obiettivi appaiono in filigrana negli spazi della “Nuvola Lavazza” a Torino. Una società appartenente alla dimensione globale decise qualche anno fa di consolidare la propria presenza nella città che l’ha vista nascere e crescere, unendo al progetto dei suoi nuovi uffici una serie di attività e funzioni che dialogavano con un quartiere in grande trasformazione: due ristoranti, un museo del caffè, uno spazio multifunzionale per eventi e mostre, una scuola di design, tenuti insieme da una grande piazza-giardino aperta a tutti. Del sito industriale dell’ex complesso Enel furono mantenuti e riformati tre edifici di pregio, raccordati tra loro dalle quinte sinuose dei nuovi Headquarters, generando un inedito spazio verde che ospita nuovi modi di stare insieme alla ricerca di una nuova alleanza tra urbanità e dimensione ambientale. Il grande isolato tra via Bologna, largo Brescia, corso Palermo e via Ancona fu aperto verso la città, mantenendo le pregevoli architetture industriali e realizzando al centro una nuova piazza alberata, che fa dialogare l’ex centrale Enel con la nuova sede Lavazza.

Le forme articolate del nuovo edificio per uffici – reso permeabile al pubblico da un vasto atrio vetrato –  permettono a tutti gli spazi di lavoro di affacciarsi sulla città circostante e sull’orizzonte delle colline e delle Alpi. Il piano terra contiene funzioni in forte rapporto con il pubblico, come il factory shop, la showroom e gli spazi di ricevimento. L’atrio collega questi spazi con il Museo Lavazza collocato dentro l’edificio storico recuperato, rendendo il primo una vera e propria “piazza coperta” accessibile sia da via Bologna che dal nuovo giardino. Aperta su di esso, la scala principale reinterpreta in chiave contemporanea i tracciati curvi e la complessità spaziale degli scaloni barocchi, collegando visivamente l’atrio con il vasto terrazzo verde. Collegato al terrazzo stesso, un caffè permette ad addetti e ospiti di usare lo stesso come dehors con belle viste sulla Mole Antonelliana e sul giardino. Nelle stagioni temperate, esso diventa così un luogo al contempo di svago e di incontri informali, suggerendo così un nuovo modo di lavorare e di stare insieme capace di incarnare valori e stili di vita contemporanei.

Il giardino centrale – con le sue panche in pietra e legno, la sua variegata popolazione vegetale che fiorisce e cambia colore con le stagioni, la fontana che con il suo sommesso gorgoglìo filtra i rumori della città – si offre al quartiere come spazio collettivo a tutte le ore del giorno. Esso collega anche gli Headquarters con le funzioni ospitate dalla ex Centrale elettrica: il bistrot, il ristorante stellato e il grande spazio eventi. Un nuovo portico realizzato in triliti di pietra artificiale ospita le scale di sicurezza e dona un nuovo fronte alla centrale elettrica verso il giardino e verso via Ancona. Se gli headquarters delle multinazionali sono spesso pensati come autonomi “castelli incantati” di vetro completi di tutti i servizi per i dipendenti, nel lunch break di un giorno piovoso alla Nuvola bisogna aprire l’ombrello e attraversare il giardino. La sua integrazione con il quartiere dona ad esso un senso di urbanità inedito, nella migliore lezione delle città italiane dove funzioni e attività dialogano tra loro attraverso lo spazio comune.

Le altezze e la qualità delle facciate degli uffici – caratterizzate dalla vibrante tessitura di brise-soleil di metallo di colore bruno e dai vetri di diversa opacità – derivano dall’orientamento solare, dalla configurazione degli spazi aperti e dagli edifici del contesto. I riferimenti all’architettura della Torino storica e moderna sono interpretati all’interno di una sensibilità contemporanea, attenta alle tecniche attuali e ai valori di durata e di rispetto per l’ambiente, tema centrale nei valori perseguiti da Lavazza a molti livelli diversi. L’attenzione ai fattori ambientali e alla sostenibilità ha fatto meritare alla Nuvola la certificazione LEED Platinum; ma ancora e più degli attestati conta l’accoglienza data ad essa dal quartiere e dalla città. Una buona architettura deve sapere farsi “adottare” dal tessuto urbano fino ad apparire come fosse sempre stata là, e diventare lo sfondo amato della nostra vita quotidiana.

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