Intervento di Cristiana Falcone, Membro del Consiglio Direttivo Centrale di CORE
Negli ultimi anni, ESG è diventato sinonimo di sostenibilità aziendale, un sistema di parametri utilizzato per valutare l’impatto dell’azienda sull’ambiente, sulla società e sulla governance. Un framework necessario, ma non sufficiente. L’attenzione si è concentrata su metriche e conformità, trasformando spesso ESG in un esercizio di bilancio più che in un modello di sviluppo. Ma la sostenibilità senza una reale centralità dell’essere umano è un’illusione. È da questa consapevolezza che nasce ESG+H, un’estensione inevitabile del concetto originario, dove la “H” sta per Health, Human, Heart, Happiness. Elementi fondamentali per costruire un futuro che non sia solo misurabile, ma anche vivibile.
L’accelerazione tecnologica ha trasformato il concetto stesso di progresso. L’intelligenza artificiale sta ridefinendo il lavoro, la governance, le relazioni sociali. Mai prima d’ora il divario tra capacità computazionale e coscienza umana è stato così evidente. Ma la vera questione non è tecnica, è esistenziale. Perché innovare significa evolvere, non disumanizzare. Il rischio è quello di costruire un futuro dominato da intelligenze senza valori, da efficienza senza empatia. Eppure, la tecnologia non è neutra: riflette le priorità di chi la progetta e di chi la utilizza. Se la metrica di successo resta il profitto a breve termine, l’innovazione rischia di essere una forza divisiva anziché inclusiva.
Questo tema è stato al centro dei dibattiti del Business Ethics Summit, ospitato dalla Pontificia Accademia delle Scienze, dove esperti del mondo aziendale e accademico hanno affrontato la necessità di integrare una dimensione etica nelle strategie economiche. La discussione si è articolata attorno all’idea di una Human Economy, un modello in cui la crescita economica è indissolubilmente legata alla dignità del lavoro, alla sostenibilità sociale e all’equità. Il primo summit ha posto l’attenzione su come il business debba evolvere per rispondere alle esigenze delle persone, mentre il secondo ha approfondito il concetto di coscienza umana nell’economia, evidenziando il ruolo cruciale delle aziende nella ridefinizione di un nuovo equilibrio tra competitività e responsabilità sociale.
Il Fattore H serve proprio a riequilibrare questa dinamica, riportando il focus sull’impatto umano delle decisioni strategiche. In un mondo iperconnesso, il paradosso è evidente: mentre le macchine diventano più sofisticate, la capacità di comprendere profondamente l’altro sembra ridursi.
Il Fattore H è correzione ed inversione di tendenza: il ritorno alla consapevolezza, all’etica, alla responsabilità.
La sostenibilità non è più soltanto ambientale. Il cambiamento climatico, l’esaurimento delle risorse, la crisi della biodiversità sono emergenze globali, ma non possiamo affrontarle senza considerare le disuguaglianze economiche, il benessere psicologico, l’inclusione. ESG+H significa riconoscere che il vero sviluppo non può essere costruito sulla precarietà umana. Le aziende che comprendono questa dinamica non parlano più solo di “green economy”, ma di “human economy”: un modello in cui il profitto non è fine a sé stesso, ma diventa il mezzo per costruire una crescita equa, duratura, accessibile. Non basta adottare tecnologie sostenibili se il capitale umano non è al centro della strategia. Non esiste una transizione ecologica efficace senza una transizione culturale altrettanto forte.
In questo contesto, il concetto di etica negli affari non è più un lusso, ma una necessità strategica. L’approccio tradizionale, basato unicamente su metriche di bilancio e obiettivi di crescita finanziaria, sta lasciando spazio a un modello più ampio, in cui il valore economico non può prescindere da una valutazione del suo impatto sociale e umano. Durante il Business Ethics Summit, si era discusso di come le imprese possano assumere un ruolo attivo nel garantire che il progresso non avvenga a scapito delle persone, ma attraverso di esse. La sfida non è solo adottare nuove pratiche, ma ridefinire il concetto stesso di successo nel mondo aziendale.
Sta cambiando anche il concetto di leadership? I modelli del passato, basati su risultati finanziari e controllo verticale, si stanno sgretolando sotto il peso delle nuove esigenze di mercato e di società sempre più sensibili alla qualità della vita. Oggi, guidare significa saper ascoltare, creare connessioni, dare senso alla complessità. La leadership empatica non è una moda, è una necessità competitiva.
In un’epoca di cambiamenti radicali, chi comprende il valore del Fattore H non solo anticipa il futuro, ma lo plasma. Le aziende più innovative sono quelle che stanno già adottando questo paradigma, costruendo modelli di lavoro che non sacrificano il benessere sull’altare della produttività, ma lo integrano come leva strategica. La qualità del lavoro diventa la nuova misura della crescita: il valore delle persone non è più considerato un costo, ma un investimento.
L’evoluzione di ESG è inevitabile. Le sue fondamenta restano solide, ma la tassonomia si modifica per necessità. Il rischio più grande non è il cambiamento, ma l’immobilismo. ESG in passato è stato lo strumento per una transizione sostenibile, ESG+H oggi è la chiave per evitare di tornare indietro. Non si tratta di riscrivere le regole, ma di interpretarle in modo più profondo. Se il progresso ignora il fattore umano, diventa regressione.
Il vero sviluppo è quello che riconosce la dignità, che crea valore condiviso, che non dimentica che dietro ogni algoritmo, dietro ogni strategia, dietro ogni impresa, c’è una persona. E senza persone, non esiste futuro.
Cristiana Falcone
Negli ultimi 20 anni ha affinato la sua esperienza come consulente strategico, investitrice e filantropa, ottenendo risultati per una vasta gamma di clienti, tra cui multinazionali, organizzazioni internazionali e media. Fin dall’inizio della sua carriera ha lavorato direttamente con fondatori e dirigenti di SONY, Shell, World Economic Forum, IADB, Univision, ILO, IFAD, FAO, UNDCCP, RAI e Gruppo Espresso. Pianificazione strategica, sostenibilità e sviluppo di partnership sono anche al centro della sua nuova società CBF Strategy LLC. Attualmente ricopre il ruolo di Amministratore non esecutivo nei CdA di due società private italiane del settore dei media. Tra i precedenti incarichi nei consigli di amministrazione figurano TIM, Revlon, Viacom, SoftBank Vision Fund C e Global Fashion Agenda. Ha insegnato Scenario Planning, Macro Trends & Strategy, Leadership e Personal Branding all’Università Luiss. In qualità di CEO delle Fondazioni BECS, supervisiona importanti iniziative di sovvenzione per eliminare la povertà e la disuguaglianza. La sua attività filantropica comprende il ruolo di amministratore del Paley Center for Media, della Tufts University, di Summit Impact e della Fondazione Guido Carli. È membro del comitato consultivo globale di Internews. In collaborazione con la Pontificia Università Lateranense, sta attualmente lavorando a un’iniziativa sull’etica negli affari ed è co-fondatrice del Business Ethics Summit.

