SPORT PARALIMPICO E REPUTAZIONE: IL VALORE DELLA COMUNICAZIONE

di Marco Giunio De Sanctis, Presidente Comitato Italiano Paralimpico

Nel panorama contemporaneo, lo sport rappresenta uno dei contesti più avanzati per osservare le trasformazioni della comunicazione. All’interno di questo scenario, il movimento paralimpico assume un ruolo ancora più significativo, perché coniuga dimensione sportiva, responsabilità sociale e costruzione di valore culturale.

In questo quadro, il ruolo del Comitato Italiano Paralimpico si configura come quello di un attore istituzionale impegnato non solo nella promozione dell’attività sportiva, ma anche nella diffusione di una cultura dell’inclusione e delle pari opportunità. Le sue attività strategiche – dallo sviluppo della pratica sportiva sul territorio al sostegno dell’alto livello, fino ai programmi di avviamento allo sport per le persone con disabilità – si accompagnano a una comunicazione capace di rappresentarne il valore e l’impatto in modo evoluto e responsabile.

In questo senso, la comunicazione dello sport paralimpico è chiamata oggi a compiere un ulteriore salto di qualità, superando definitivamente due narrazioni che per anni ne hanno condizionato la percezione: quella pietistica e quella eroica. Entrambe, seppur in forme diverse, rischiano di distorcere la realtà. La prima riduce l’atleta alla sua condizione, la seconda lo colloca in una dimensione straordinaria e irraggiungibile. Gli atleti paralimpici non sono né oggetti di compassione né “supereroi”: sono atleti, portatori di talento, impegno e professionalità.

Non è un caso che anche l’International Paralympic Committee (IPC) abbia intrapreso un percorso in questa direzione, passando dalla campagna Superhumans alla più recente WeThe15, che mira a rappresentare le persone con disabilità come parte integrante della società, superando ogni forma di narrazione eccezionale o distorsiva. Questo cambiamento segna un’evoluzione culturale profonda, che riguarda non solo il linguaggio, ma anche il posizionamento valoriale del movimento.

In parallelo, la trasformazione dei linguaggi è fortemente influenzata dall’evoluzione delle piattaforme digitali. La comunicazione social sta ridefinendo tempi, codici e modalità di relazione con i pubblici, e ciò avviene in modo evidente anche nel mondo paralimpico. Si afferma sempre più una comunicazione diretta, fresca e brillante, spesso caratterizzata da elementi di autoironia, che contribuiscono a normalizzare la disabilità e a renderla parte del racconto quotidiano, senza filtri o sovrastrutture.

Questo approccio consente di costruire una relazione più autentica con le community, superando schemi comunicativi rigidi e favorendo una partecipazione più spontanea. In un ecosistema in cui la narrazione è sempre più condivisa, gli atleti stessi diventano protagonisti attivi del racconto, contribuendo a definire un’immagine più realistica e contemporanea del movimento paralimpico.

In questo contesto, la reputazione assume una dimensione particolarmente sensibile. Lo sport, per sua natura, è un moltiplicatore reputazionale: può generare consenso e fiducia, ma anche esporre a rapide dinamiche di giudizio. Nel caso del paralimpismo, tale effetto è ulteriormente amplificato dal forte investimento emotivo e valoriale delle comunità di riferimento. Le aspettative nei confronti delle istituzioni non riguardano solo i risultati sportivi, ma anche la capacità di essere coerenti con principi di equità, inclusione e rispetto, che il CIP è chiamato quotidianamente a promuovere.

Un elemento centrale è rappresentato dal rapporto con le community. Il pubblico dello sport paralimpico non è composto soltanto da tifosi, ma da cittadini, famiglie, associazioni e stakeholder che riconoscono in esso un presidio culturale oltre che sportivo. La relazione si fonda su fiducia e partecipazione, e richiede una comunicazione autentica, accessibile e responsabile. In questa prospettiva, le iniziative del CIP rivolte al mondo scolastico, ai territori e alle realtà associative assumono un ruolo strategico anche sul piano comunicativo, contribuendo a costruire una narrazione diffusa e condivisa.

Infine, il tema dell’interdipendenza reputazionale è particolarmente evidente. Le azioni dei singoli – atleti, dirigenti, partner – si riflettono sull’intero sistema, rafforzando o indebolendo la fiducia complessiva. Questo richiede una visione integrata della comunicazione, in cui ogni attore sia consapevole del proprio ruolo nel contribuire a un’identità condivisa.

Lo sport paralimpico dimostra così come la comunicazione possa essere uno strumento di trasformazione culturale. Non solo racconta lo sport, ma contribuisce a ridefinire i parametri attraverso cui interpretiamo il valore, la diversità e il merito. In questo senso, rappresenta un laboratorio avanzato da cui trarre indicazioni utili per tutte le organizzazioni chiamate a operare in contesti complessi, esposti e in continua evoluzione.

Torna in alto