Sara Sampietro, Ricercatrice Dipartimento di Scienze della
comunicazione e dello spettacolo Univ. Cattolica
Il 57% dei giovani nella fascia 18-35 anni si informa navigando online, ma al contempo è sempre più rilevante il peso delle piattaforme di social networking e dei sistemi di messagistica. Questo è quanto emerge dall’ultima rilevazione dell’Osservatorio Opinion Leader 4 Future (https://almed.unicatt.it/almed-opinion-leader-4-future), nato dalla collaborazione tra le media relations del Gruppo Credem e Almed (Alta Scuola in Media Comunicazione e Spettacolo dell’Università Cattolica). Opinion Leader 4 future fornisce report periodici sulle abitudini informative degli italiani e sui meccanismi di formazione delle opinioni, al fine di promuovere una nuova e più consapevole “cultura informativa”, capace di fornire ai cittadini di conoscenze e strumenti per orientarsi con maggiore consapevolezza nello scenario mediale contemporaneo. Dalla sua costituzione, nel gennaio 2020, l’Osservatorio ha posto particolare attenzione al vissuto delle nuove generazioni, nella convinzione che questa prospettiva possa offrire una visione chiara della complessità dei processi comunicativi odierni e permetta di anticipare tendenze future.
Un’ampia scelta di fonti informative
Se su totale popolazione la tv generalista continua a rappresentare il principale mezzo di informazione (62,3%), tra gli under 35 anni si moltiplicano gli strumenti e modalità informative, fra cui emerge con forza il fenomeno della ricerca online attiva (56,8%), partendo da un tema di interesse, si naviga autonomamente sul web alla ricerca di informazioni senza affidarsi a una fonte specifica. Al di fuori dei propri argomenti di interesse, a dettare l’agenda informativa non sono tanto i quotidiani (cartacei e online), ma i social network, in particolare Instagram (31,5% vs 13,1% totale popolazione). Le relazioni amicali, soprattutto per il target femminile, rappresentano il luogo privilegiato di discussione e approfondimento degli argomenti, ma anche gruppi su Whatsapp e Telegram possono divenire spazio di confronto.
Alla ricerca di esperti credibili e rispettosi
Si evidenzia la grande importanza delle figure degli esperti (41,4%) nel funzionare da broker informativi e nel contribuire alla formazione delle opinioni. Si tratta di professionisti con competenze verticali capaci di dialogare con le loro audience attivando una molteplicità di touchpoint. L’operato di questi esperti viene valutato nel quotidiano in termini di credibilità, competenza, rispetto e responsabilità nei confronti degli interlocutori. Il mondo dell’informazione tradizionale (i quotidiani e i singoli giornalisti) e della politica risulta invece meno capace di rappresentare un punto di riferimento costante ed attivo nei processi di opinion leading delle nuove generazioni.
Benessere e innovazione, tra le tematiche preferite
Nell’individuazione delle tematiche di maggiore interesse personale si notano evidenti differenze di genere: se per il target femminile il benessere (intenso come cura del sé) rappresenta nettamente il tema maggiormente citato (49,5%), seguito da cultura e spettacolo (31,2%); fra i maschi prevale la passione per lo sport (36,2%) e l’innovazione (36,2%). Rispetto alle generazioni più adulte appare di molto inferiore l’attenzione alla politica nazionale mentre maggiore interesse riscuote la politica internazionale, soprattutto fra i maschi, con valori superiori alla media nazionale (27,5% vs 21,4%). Sopra media anche la rilevanza tra i maschi under 35 anni del topic economia e finanza (34,8% vs 17,3% su totale popolazione).
Tra consapevolezza e vulnerabilità
Dall’analisi dei dati si evidenzia da un lato un’evidente competenza da parte delle generazioni più giovani nel gestire un’ampia varietà di fonti e strumenti informativi, ma dall’altro una potenziale maggiore vulnerabilità a fenomeni di disinformazione e misinformazione, a causa della preferenza per la ricerca e navigazione libera e a causa della rilevanza attribuita a fonti informative non ufficiali (tra cui canali di messaggistica, profili social e singoli esperti). Da qui ne deriva l’importanza di continuare a monitorare i cambiamenti dei consumi informativi, non solo in un’ottica conoscitiva, ma anche di promozione di una maggiore e più consapevole educazione informativa.

