Intervista a Paolo Messa, Vicepresidente esecutivo NIAF –
National Italian American Foundation
Partiamo dal rapporto Italia-Usa. Cosa lega storicamente le due nazioni?
“Il legame fra Italia e Stati Uniti ha radici antiche e profonde. Potremmo dire persino fondative, se pensiamo al ruolo svolto da Cristoforo Colombo. L’America del Nord è stata da sempre una terra privilegiata per l’emigrazione dal nostro Paese e in effetti la comunità italiana negli Usa è una delle più importanti e influenti. Con la seconda guerra mondiale e la liberazione dal nazi-fascismo il legame fra le due nazioni e i due popoli è ulteriormente accresciuto fino ai giorni nostri.”
Gli italiani sono riferimento per la politica e l’economia statunitense? Che ruolo hanno giocato in questo ultimo appuntamento elettorale?
“Sono molti gli italiani rispettati nella politica e nell’economia statunitense, da Giorgia Meloni a Mario Draghi per citare due nomi su tutti. Ovviamente i cittadini italiani non interferiscono nella politica americana e tanto meno nelle elezioni.
Diverso è il caso degli italo-americani che invece esercitano un ruolo di primo piano nell’establishment degli Stati Uniti. Basti pensare al ruolo di Nancy Pelosi nel partito democratico oppure alla rilevanza della posizione di attuale Speaker del Congresso ad appannaggio di Mike Johnson, anche lui discendente italiano. In entrambi gli schieramenti partitici, la presenza italoamericana è considerevole. Una delle primissime nomine del Presidente eletto Donald J. Trump è stata quella della deputata Elise Stefanik quale prossima ambasciatrice americana alle Nazioni Unite. Anche lei ha origini italiane.”
Questa è stata una campagna elettorale inusuale: un cambio di rotta dei dem a soli tre mesi dalle elezioni e un candidato repubblicano già presidente fino al 2020. Quali sono state le difficoltà per entrambi i partiti?
“Non si ricordano elezioni facili o non combattute. Le presidenziali del 2024 saranno ricordate sia per il cambio in corsa del candidato democratico (dal Presidente Biden alla Vicepresidente Harris) sia per l’attentato all’ex (e prossimo) Presidente Trump.
Al di là di questi due momenti particolarmente drammatici, la campagna elettorale è stata dura ma sostanzialmente corretta. Quello che conta è che il verdetto delle urne sia stato chiaro e non messo in discussione con accuse di brogli. L’importante è che a vincere, indipendentemente dallo schieramento, sia la democrazia. Questo vale dappertutto ma soprattutto per gli Stati Uniti.”
Secondo lei, sul piano comunicativo, la vittoria di Trump su Harris a cosa si deve attribuire?
“Sul piano comunicativo, Trump ha il vantaggio di lanciare messaggi chiari e forti, in modo persino elementare o rude a volte. Le sue proposte, ben al di là del merito, appaiono facilmente comprensibili agli elettori. Il modo di dire ‘parla alla pancia del Paese’ ben si addice al Presidente eletto – e non è affatto una cosa negativa.
Inoltre, il successo repubblicano è stato reso possibile anche dall’aumento dei prezzi e dalla perdita del potere d’acquisto dei cittadini. Il sentimento di sfiducia nei confronti della classe dirigente uscente è stata un’efficace benzina nella macchina comunicativa di Trump.”
Con la nuova presidenza Trump quali sono gli scenari che si aprono per l’Italia e gli italiani?
“La principale caratteristica di Trump è la sua imprevedibilità. Da una parte è possibile che la nuova Amministrazione vorrà riequilibrare la bilancia commerciale e dall’altra assicurarsi che tutti i Paesi della Nato investano almeno il 2% del Pil in difesa.
L’Italia, come è noto, esporta negli Stati Uniti molto più di quanto importi ed è ancora lontana dall’obiettivo del 2%. Questi aspetti rappresentano una potenziale criticità, soprattutto se Trump vorrà promuovere una politica di dazi. Questa infatti danneggerebbe enormemente il tessuto economico italiano.
In ogni caso, il governo italiano guidato da Giorgia Meloni si presenta come uno degli interlocutori più credibili nei confronti della Casa Bianca. Washington e Roma non sono mai state così vicine e la relazione bilaterale è a mio avviso destinata a migliorare ulteriormente. Come sempre, non bisogna mai dare nulla per scontato e semmai occorre lavorare senza sosta per gli obiettivi comuni. D’altronde ogni sfida contiene un’opportunità e ogni successo una nuova sfida.”

